trattamento di integrazione salarialetrattamento di integrazione  salariale testo integrale, LE NUOVE DISPOSIZIONI su ammortizzatori sociali per quanti siano stati esclusi dal mondo del lavoro                

TRATTAMENTO DI INTEGRAZIONE SALARIALE

fondo di integrazione salariale pdfDECRETO LEGGE N.148 DEL 14/09/2015

argomento:  trattamento di integrazione salariale

Visti gli articoli settantasei, ottantasette, quinti commi, e 117, terzi commi della Costituzione; Vista la legge 10 dicembre 2014, n. 183, recanti deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in  materia  di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell’attività’ ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro; Visto lo articolo un comma uno, della citata legge n. 183 del 2014, il quale, allo  scopo  di assicurare, in   caso   di disoccupazione involontaria, tutele uniformi e legate alla storia contributiva dei lavoratori, di razionalizzare la normativa in materia di integrazione salariale e di favorire il  coinvolgimento  attivo  di  quanti  siano espulsi  dal  mercato  del  lavoro  ovvero   siano   beneficiari   di ammortizzatori sociali, semplificando le procedure  amministrative  riducendo gli oneri non salariali del lavoro, delega  il  Governo  ad adottare uno o più decreti legislativi finalizzati al riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali,  tenuto  conto  delle peculiarità dei diversi settori produttivi;   Visto l’articolo 1, comma 2, lettera a), della citata legge n.  183del 2014, il quale indica i  principi  e  criteri  direttivi  cui  il governo si attiene nell’esercizio della delega di cui al comma 1, con riferimento agli strumenti di  tutela  in  costanza  di  rapporto  di lavoro;   Visto l’articolo 1, comma 2, lettera a), n. 1), della citata  legge n. 183  del  2014,  recante  il  criterio  di  delega  relativo  alla impossibilità di autorizzare le integrazioni salariali  in  caso  di cessazione definitiva di attività aziendale o di un ramo di essa;   Visto l’articolo 1, comma 2, lettera a), n. 2), della citata  legge n. 183  del  2014,  recante  il  criterio  di  delega  relativo  alla semplificazione    delle    procedure     burocratiche     attraverso l’incentivazione di strumenti  telematici  e  digitali,  considerando anche la  possibilità  di  introdurre  meccanismi  standardizzati  a livello nazionale di concessione dei trattamenti prevedendo strumenti certi ed esigibili;   Visto l’articolo 1, comma 2, lettera a), n. 3), della citata  legge n. 183  del  2014,  recante  il  criterio  di  delega  relativo  alla necessità di regolare l’accesso  alla  cassa  integrazione  guadagni solo a seguito di  esaurimento  delle  possibilità  contrattuali  di riduzione dell’orario di lavoro, eventualmente destinando  una  parte delle  risorse  attribuite  alla  cassa  integrazione  a  favore  dei contratti di solidarietà;   Visto l’articolo 1, comma 2, lettera a), n. 4), della citata  legge n. 183 del 2014, recante il criterio di delega relativo alla revisione dei limiti di durata da rapportare al numero massimo di ore ordinarie lavorabili nel periodo di intervento della cassa integrazione guadagni ordinaria e della cassa  integrazione  guadagni straordinaria e individuazione dei meccanismi di incentivazione della rotazione; Visto l’articolo uno, comma due, lettera a), n. 5), della citata  legge n. 183  del  2014,  recante  il  criterio  di  delega  relativo  alla previsione di una maggiore compartecipazione da parte  delle  imprese utilizzatrici;   Visto l’articolo 1, comma 2, lettera a), n. 6), della citata  legge n. 183  del  2014,  recante  il  criterio  di  delega  relativo  alla riduzione degli oneri contributivi  ordinari  e  rimodulazione  degli stessi tra i settori in funzione dell’utilizzo effettivo;   Visto l’articolo 1, comma 2, lettera a), n. 7), della citata  legge n. 183  del  2014,  recante  il  criterio  di  delega  relativo  alla revisione  dell’ambito  di  applicazione  della  cassa   integrazione guadagni ordinaria e straordinaria e dei fondi di solidarietà di cui all’articolo 3 della legge 28 giugno 2012, n. 92, fissando un termine certo per l’avvio dei fondi medesimi, anche attraverso l’introduzione di meccanismi  standardizzati  di  concessione,  e  previsione  della possibilità di destinare gli eventuali risparmi di  spesa  derivanti dall’attuazione delle disposizioni di cui alla  presente  lettera  al finanziamento delle disposizioni di cui ai commi 1, 2, 3  e  4  della citata legge n. 183 del 2014;   Visto l’articolo 1, comma 2, lettera a), n. 8), della citata  legge n. 183  del  2014,  recante  il  criterio  di  delega  relativo  alla revisione dell’ambito di applicazione e delle regole di funzionamento dei  contratti   di   solidarietà,   con   particolare   riferimento all’articolo 2 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito,con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863, nonché alla messa a regime dei contratti di solidarietà di cui  all’articolo  5,commi 5 e 8, del decreto-legge 20 maggio 1993,  n.  148,  convertito,con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236;   Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  ministri,adottata nella riunione dell’11 giugno 2015;   Vista l’intesa sancita in  sede  di  Conferenza  permanente  per  rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento  e di Bolzano, ai sensi  dell’articolo  3  del  decreto  legislativo  28agosto 1997, n. 281, nella riunione del 30 luglio 2015;   Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari  della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;   Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella riunione del 4 settembre 2015;   Sulla proposta del Ministro del lavoro e delle  politiche  sociali,di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze;  Emana                     il seguente decreto legislativo:

TRATTAMENTO DI INTEGRAZIONE SALARIALE “GLI ARTICOLI”

Art. 1

Lavoratori beneficiari    1. Sono destinatari dei trattamenti di  integrazione  salariale  di cui al presente titolo i lavoratori assunti con contratto  di  lavoro subordinato, ivi compresi gli apprendisti di cui all’articolo 2,  con esclusione dei dirigenti e dei lavoratori a domicilio.   2. I lavoratori di cui al comma 1 devono possedere, presso l’unita’produttiva per la quale e’ richiesto il trattamento, un’anzianità’ di effettivo lavoro di almeno novanta giorni alla data di  presentazione della  relativa  domanda  di  concessione.  Tale condizione non e’necessaria  per  le  domande  relative  a  trattamenti  ordinari   di integrazione salariale per eventi oggettivamente  non  evitabili  nel settore industriale.   3. Ai fini del  requisito  di  cui  al  comma  2,  l’anzianità’  di effettivo  lavoro  del   lavoratore   che   passa   alle   dipendenze dell’impresa subentrante nell’appalto, si computa tenendo  conto  del periodo  durante  il  quale  il   lavoratore   e’   stato   impiegato nell’attivita’ appaltata.

Art. 2

Apprendisti    1. Sono destinatari dei trattamenti  di  integrazione  salariale  i lavoratori     assunti     con     contratto     di     apprendistato professionalizzante.   2. Gli apprendisti di cui al comma 1, che sono alle  dipendenze  di imprese per  le  quali  trovano  applicazione  le  sole  integrazioni salariali   straordinarie,   sono   destinatari    dei    trattamenti straordinari di integrazione salariale, limitatamente alla causale di intervento per crisi aziendale  di  cui  all’articolo  21,  comma  1,lettera  b).  Nei  casi  in  cui  l’impresa  rientri  nel  campo   di applicazione sia delle integrazioni salariali ordinarie che di quelle straordinarie, oppure delle sole  integrazioni  salariali  ordinarie,gli apprendisti di cui al comma 1 sono destinatari esclusivamente dei trattamenti ordinari di integrazione salariale.   3. Nei riguardi degli apprendisti di cui al comma 1 sono estesi gli obblighi contributivi previsti per le integrazioni salariali  di  cui essi sono destinatari. Restano fermi gli obblighi di cui all’articolo1, comma 773, della legge 27 dicembre  2006,  n.  296,  e  successive modificazioni. Alle contribuzioni di cui  al  primo  periodo  non  si applicano le disposizioni di cui  all’articolo  22,  comma  1,  della legge 12 novembre 2011, n. 183.   4. Alla ripresa dell’attivita’ lavorativa a seguito di  sospensione o riduzione dell’orario di lavoro, il  periodo  di  apprendistato  e’prorogato  in  misura  equivalente   all’ammontare   delle   ore   di integrazione salariale fruite. Art. 3 Misura   1. Il trattamento di  integrazione  salariale  ammonta  all’80  percento della retribuzione globale che sarebbe spettata  al  lavoratore per le ore di lavoro non prestate, comprese fra  le  ore  zero  e  il limite dell’orario contrattuale. Il trattamento  si  calcola  tenendo conto dell’orario di ciascuna settimana indipendentemente dal periodo di paga. Nel caso in cui  la  riduzione  dell’orario  di  lavoro  sia effettuata con ripartizione dell’orario su  periodi  ultrasettimanali predeterminati, l’integrazione  e’  dovuta,  nei  limiti  di  cui  ai periodi  precedenti,  sulla  base  della  durata  media   settimanale dell’orario nel periodo ultrasettimanale considerato.   2.  Ai  lavoratori  con  retribuzione  fissa  periodica,   la   cui retribuzione sia ridotta in conformità  di  norme  contrattuali  per effetto di una contrazione di  attività,  l’integrazione  e’  dovuta entro  i  limiti  di  cui  al  comma  1,  ragguagliando  ad  ora   la retribuzione  fissa  goduta  in   rapporto   all’orario   normalmente praticato.   3. Agli effetti dell’integrazione  le  indennità  accessorie  alla retribuzione  base,  corrisposte  con   riferimento   alla   giornata lavorativa,  sono  computate  secondo  i  criteri   stabiliti   dalle disposizioni di legge e  di  contratto  collettivo  che  regolano  le indennità stesse, ragguagliando in ogni caso ad ora la misura  delle indennità in rapporto a un orario di otto ore.   4. Per i lavoratori retribuiti a cottimo e per quelli retribuiti in tutto o in parte con premi  di  produzione,  interessenze  e  simili,l’integrazione e’ riferita al guadagno  medio  orario  percepito  nel periodo di paga per il quale l’integrazione e’ dovuta.   5. L’importo del trattamento di cui al comma  1  e’  soggetto  alle disposizioni di cui all’articolo 26 della legge 28 febbraio 1986,  n.41, e non può superare per l’anno 2015 gli importi  massimi  mensili seguenti, comunque rapportati  alle  ore  di  integrazione  salariale autorizzate e per un massimo di dodici  mensilità,  comprensive  dei ratei di mensilità aggiuntive:   a) euro 971,71 quando la retribuzione mensile di riferimento per il calcolo  del  trattamento,  comprensiva  dei  ratei   di   mensilità aggiuntive, e’ pari o inferiore a euro 2.102,24;   b) euro 1.167,91 quando la retribuzione mensile di riferimento  per il calcolo del  trattamento,  comprensiva  dei  ratei  di  mensilità aggiuntive, e’ superiore a euro 2.102,24.   6. Con  effetto  dal  1°  gennaio  di  ciascun  anno,  a  decorrere dall’anno 2016, gli importi del trattamento di cui alle lettere a)  e b) del comma 5, nonché la retribuzione mensile di riferimento di cui alle medesime lettere, sono aumentati nella misura del 100 per  cento dell’aumento derivante dalla variazione annuale dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e impiegati.   7. Il trattamento d’integrazione salariale sostituisce in caso  di malattia l’indennita’ giornaliera di malattia, nonché  la  eventuale integrazione contrattualmente prevista.   8. L’integrazione non ha dovuto per le festività non retribuite  e per le assenze che non comportino retribuzione.   9.  Ai  lavoratori  beneficiari  dei  trattamenti  di  integrazione salariale spetta, in rapporto al periodo  di  paga  adottato  e  alle medesime condizioni dei lavoratori a orario normale, l’assegno per il nucleo familiare di cui all’articolo 2  del  decreto-legge  13  marzo1988, n. 69, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  13  maggio1988, n. 153, e successive modificazioni.   10.  Gli  importi  massimi  di  cui  al  comma  5   devono   essere incrementati, in relazione a quanto disposto dall’articolo  2,  comma17, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, nella misura ulteriore  del20 per cento per i trattamenti di integrazione salariale concessi  in favore delle imprese del  settore  edile  e  lapideo  per  intemperie stagionali.

Art. 4

Durata massima complessiva    1. Per ciascuna  unità  produttiva,  il  trattamento  ordinario  e quello straordinario di integrazione salariale non  possono  superare la durata massima complessiva di 24 mesi in  un  quinquennio  mobile,fatto salvo quanto previsto all’articolo 22, comma 5.   2. Per le imprese industriali e artigiane dell’edilizia  e  affini,nonché per le imprese di cui all’articolo 10, comma 1, lettere n)  e o), per ciascuna unità produttiva il trattamento ordinario e  quello straordinario di  integrazione  salariale  non  possono  superare  la durata massima complessiva di 30 mesi in un quinquennio mobile.

Art. 5

Contribuzione addizionale    1. A carico delle imprese che presentano  domanda  di  integrazione salariale e’ stabilito un contributo addizionale, in misura pari a:     a) 9 per cento della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le  ore  di  lavoro  non  prestate,  relativamente  ai periodi di integrazione salariale ordinaria  o  straordinaria  fruiti all’interno di uno o  più  interventi  concessi  sino  a  un  limite complessivo di 52 settimane in un quinquennio mobile;     b) 12 per cento oltre il limite di cui alla lettera a) e  sino  a104 settimane in un quinquennio mobile;     c) 15 per cento oltre il limite di cui alla  lettera  b),  in  un quinquennio mobile.

Art. 6

Contribuzione figurativa    1. I periodi di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro per la quale è ammessa l’integrazione salariale sono riconosciuti utili  ai fini del diritto  e  della  misura  alla  pensione  anticipata  o  di vecchiaia. Per detti periodi il contributo  figurativo è calcolato sulla base della retribuzione globale cui è riferita l’integrazione salariale.   2. Le  somme  occorrenti  alla   copertura   della   contribuzione figurativa  sono  versate,  a  carico  della  gestione  o  fondo   di competenza, al fondo pensionistico  di  appartenenza  del  lavoratore beneficiario.

Art. 7

Modalità di erogazione e termine                   per il rimborso delle prestazioni    1.  Il pagamento  delle  integrazioni  salariali   e’   effettuato dall’impresa ai dipendenti aventi diritto alla fine di  ogni  periodo di paga.   2. L’importo delle integrazioni è rimborsato dall’INPS all’impresa o conguagliato da questa secondo  le  norme  per  il  conguaglio  fra contributi dovuti e prestazioni corrisposte.   3. Per i trattamenti richiesti, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto o,  se  richiesti  antecedentemente,  non ancora conclusi entro tale data, il  conguaglio  o  la  richiesta  di rimborso delle integrazioni corrisposte ai lavoratori  devono  essere effettuati, a pena di  decadenza,  entro  sei  mesi  dalla  fine  del periodo di paga in corso alla scadenza del termine  di  durata  della concessione  o  dalla  data  del  provvedimento  di  concessione   se successivo. Per i trattamenti conclusi prima della data di entrata in vigore del presente decreto, i sei  mesi  di  cui  al  primo  periodo decorrono da tale data.   4.  Nel  caso  delle  integrazioni  salariali  ordinarie,  la  sede dell’INPS territorialmente competente può autorizzare  il  pagamento diretto, con  il  connesso  assegno  per  il  nucleo  familiare,  ove spettante, in presenza di serie e documentate difficoltà finanziarie dell’impresa, su espressa richiesta di questa.   5.  Nel  caso  delle  integrazioni  salariali   straordinarie,   il Ministero del lavoro e  delle  politiche  sociali  può  autorizzare,contestualmente  al  trattamento  di   integrazione   salariale,   il pagamento diretto da parte dell’INPS, con il connesso assegno per  il nucleo familiare, ove spettante, in presenza di serie  e  documentate difficoltà  finanziarie  dell’impresa,  fatta  salva  la  successiva revoca nel caso in cui il servizio competente  accerti  l’assenza  di difficoltà di ordine finanziario della stessa.

Art. 8

Condizionalità e politiche attive del lavoro    1. I lavoratori beneficiari di integrazioni salariali per  i  quali è programmata una sospensione o riduzione superiore al 50 per  cento dell’orario di lavoro, calcolato in  un  periodo  di  12  mesi,  sono soggetti  alle  disposizioni  di  cui  all’articolo  22  del  decreto legislativo adottato in attuazione dell’articolo 1,  comma  3,  della legge 10 dicembre 2014, n. 183.   2.  Il  lavoratore  che  svolga  attività  di  lavoro  autonomo  o subordinato durante il  periodo  di  integrazione  salariale  non  ha diritto al trattamento per le giornate di lavoro effettuate.   3. Il lavoratore decade dal diritto al trattamento di  integrazione salariale nel caso in cui non  abbia  provveduto  a  dare  preventiva comunicazione alla  sede  territoriale  dell’INPS  dello  svolgimento dell’attivita’ di cui al comma  2.  Le  comunicazioni  a  carico  dei datori di lavoro e delle imprese fornitrici di lavoro temporaneo,  di cui all’articolo 4-bis del decreto legislativo  21  aprile  2000,  n.181,  sono  valide  al  fine  dell’assolvimento  degli  obblighi   di comunicazione di cui al presente comma.

Art. 9

Gestione di appartenenza                delle integrazioni salariali ordinarie    1. I trattamenti ordinari  di  integrazione  salariale  afferiscono alla  Gestione  prestazioni  temporanee  dei  lavoratori   dipendenti istituita presso l’INPS, di cui all’articolo 24 della legge  9  marzo1989, n. 88, che eroga le relative prestazioni e  riceve  i  relativi contributi ordinari e addizionali, di cui all’articolo 13.   2.  La  gestione  di  cui  al  comma  1  evidenzia,   per   ciascun trattamento,  le  prestazioni  e   la   contribuzione   ordinaria   e addizionale. Campo di applicazione Art. 10   1.  La  disciplina  delle  integrazioni  salariali  ordinarie  e  i relativi obblighi contributivi si applicano a:     a) imprese industriali manifatturiere, di trasporti,  estrattive,di   installazione   di   impianti,   produzione   e    distribuzione dell’energia, acqua e gas;     b) cooperative di produzione  e  lavoro  che  svolgano  attività lavorative similari a quella degli operai delle imprese  industriali,ad eccezione delle cooperative elencate dal  Decreto  del  Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 602;     c) imprese dell’industria boschiva, forestale e del tabacco;     d)  cooperative  agricole,  zootecniche  e  loro   consorzi   che esercitano   attività    di    trasformazione,    manipolazione    e commercializzazione di prodotti agricoli propri per i soli dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato;     e) imprese addette al noleggio e alla distribuzione dei film e di sviluppo e stampa di pellicola cinematografica;     f) imprese industriali per la frangitura delle  olive  per  conto terzi;     g) imprese produttrici di calcestruzzo preconfezionato;     h) imprese addette agli impianti elettrici e telefonici;     i) imprese addette all’armamento ferroviario;     l) imprese industriali degli enti pubblici, salvo il caso in  cui il capitale sia interamente di proprietà pubblica;     m) imprese industriali e artigiane dell’edilizia e affini;     n) imprese industriali esercenti l’attivita’ di  escavazione  e/o lavorazione di materiale lapideo;     o) imprese artigiane che svolgono attività di escavazione  e  rilavorazione di  materiali  lapidei,  con  esclusione  di  quelle  che svolgono tale attività di lavorazione in laboratori con strutture  organizzazione distinte dalla attività di escavazione.

Art. 11

Causali    1. Ai dipendenti delle imprese indicate all’articolo 10, che  siano sospesi dal lavoro  o  effettuino  prestazioni  di  lavoro  a  orario ridotto  e’  corrisposta  l’integrazione  salariale   ordinaria   nei seguenti casi:     a)  situazioni  aziendali  dovute  a  eventi  transitori  e   non imputabili  all’impresa  o  ai  dipendenti,  incluse  le   intemperie stagionali;     b) situazioni temporanee di mercato.

Art. 12

Durata    1. Le integrazioni salariali ordinarie sono corrisposte fino  a  un periodo   massimo   di   13   settimane   continuative,   prorogabile trimestralmente fino a un massimo complessivo di 52 settimane.   2. Qualora l’impresa abbia fruito di 52  settimane  consecutive  di integrazione salariale  ordinaria,  una  nuova  domanda  può  essere proposta  per  la   medesima   unità   produttiva   per   la   quale l’integrazione e’  stata  concessa,  solo  quando  sia  trascorso  un periodo di almeno 52 settimane di normale attività lavorativa.   3. L’integrazione salariale ordinaria relativa a più  periodi  non consecutivi non  può  superare  complessivamente  la  durata  di  52settimane in un biennio mobile.   4. Le disposizioni di cui ai commi 2 e 3 non  trovano  applicazione relativamente agli interventi determinati  da  eventi  oggettivamente non evitabili, ad eccezione dei trattamenti richiesti da  imprese  di cui all’articolo 10, lettere m), n), e o).   5. Nei limiti di durata definiti nei commi da 1 a  4,  non  possono essere autorizzate ore di integrazione salariale ordinaria  eccedenti il limite di un terzo delle  ore  ordinarie  lavorabili  nel  biennio mobile, con riferimento a tutti i lavoratori  dell’unita’  produttiva mediamente occupati nel semestre precedente la domanda di concessione dell’integrazione salariale.   6. Con riferimento all’unita’ produttiva oggetto di  sospensione  o riduzione  dell’orario  di  lavoro,  nella  domanda  di   concessione dell’integrazione  salariale  l’impresa  comunica   il   numero   dei lavoratori mediamente occupati nel semestre precedente, distinti  per orario contrattuale.

Art. 13

Contribuzione    1. A carico delle imprese di cui all’articolo 10  e’  stabilito  un contributo ordinario, nella misura di:     a)  1,70  per  cento  della  retribuzione  imponibile   ai   fini previdenziali per i dipendenti delle imprese industriali che occupanofino a 50 dipendenti;     b)  2,00  per  cento  della  retribuzione  imponibile   ai   fini previdenziali per i dipendenti delle imprese industriali che occupano oltre 50 dipendenti;     c)  4,70  per  cento  della  retribuzione  imponibile   ai   fini previdenziali  per  gli  operai  delle   imprese   dell’industria   e artigianato edile;     d)  3,30  per  cento  della  retribuzione  imponibile   ai   fini previdenziali  per  gli  operai  delle   imprese   dell’industria   e artigianato lapidei;     e)  1,70  per  cento  della  retribuzione  imponibile   ai   fini previdenziali per gli impiegati e quadri delle imprese dell’industria e artigianato edile e lapidei che occupano fino a 50 dipendenti;     f)  2,00  per  cento  della  retribuzione  imponibile   ai   fini previdenziali per gli impiegati e quadri delle imprese dell’industria e artigianato edile e lapidei che occupano oltre 50 dipendenti.   2. Ai fini della determinazione del limite di dipendenti,  indicato al comma 1, il limite anzidetto e’ determinato, con  effetto  dal  1°gennaio di ciascun anno, sulla base del numero medio di dipendenti in forza nell’anno precedente dichiarato dall’impresa.  Per  le  imprese costituite nel corso dell’anno solare si fa riferimento al numero  di dipendenti alla fine del primo mese di attività. L’impresa è tenuta a fornire all’INPS apposita dichiarazione al  verificarsi  di  eventi che,  modificando  la  forza   lavoro   in   precedenza   comunicata,influiscano ai fini del limite di cui al comma 1. Agli effetti di cui al presente  articolo  sono  da  comprendersi  nel  calcolo  tutti  i lavoratori, compresi i lavoratori a domicilio e gli apprendisti,  che prestano  la  propria  opera  con  vincolo  di   subordinazione   sia all’interno che all’esterno dell’azienda.   3. A carico delle imprese che presentano domanda  di  integrazione salariale ordinaria e’ stabilito il  contributo  addizionale  di  cui all’articolo 5. Il contributo  addizionale  non  e’  dovuto  per  gli interventi concessi per eventi oggettivamente non evitabili.

Art. 14

Informazione e consultazione sindacale    1. Nei casi di sospensione o riduzione  dell’attivita’  produttiva,l’impresa e’ tenuta a comunicare preventivamente alle  rappresentanze sindacali aziendali o alla  rappresentanza  sindacale  unitaria,  ove esistenti, nonché alle articolazioni territoriali delle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello  nazionale,le cause  di  sospensione  o  di  riduzione  dell’orario  di  lavoro,l’entita’  e  la  durata  prevedibile,  il  numero   dei   lavoratori interessati.   2. A tale comunicazione segue, su richiesta di una delle parti,  un esame congiunto della situazione avente a  oggetto  la  tutela  degli interessi dei lavoratori in relazione alla crisi dell’impresa.   3. L’intera procedura deve esaurirsi entro  25  giorni  dalla  data della comunicazione di cui al comma 1, ridotti a 10  per  le  imprese fino a 50 dipendenti.   4. Nei casi di eventi oggettivamente non evitabili che rendano  non differibile la sospensione o la riduzione dell’attivita’  produttiva,l’impresa e’ tenuta a comunicare ai soggetti di cui  al  comma  1  la durata prevedibile della sospensione o  riduzione  e  il  numero  dei lavoratori interessati. Quando la sospensione o riduzione dell’orario di lavoro sia superiore  a  sedici  ore  settimanali  si  procede,  a richiesta  dell’impresa  o  dei  soggetti  di  cui  al  comma  1,  da presentarsi entro tre giorni dalla  comunicazione  di  cui  al  primo periodo, a un esame congiunto in ordine alla  ripresa  della  normale attivita’ produttiva e ai criteri di  distribuzione  degli  orari  di lavoro. La procedura deve esaurirsi entro i cinque giorni  successivi a quello della richiesta.   5.  Per  le  imprese  dell’industria  e  dell’artigianato  edile  e dell’industria e dell’artigianato lapidei, le disposizioni di cui  ai commi da 1 a 4 si applicano limitatamente alle richieste  di  proroga dei trattamenti con sospensione dell’attivita’ lavorativa oltre le 13settimane continuative.   6. All’atto della presentazione della  domanda  di  concessione  di integrazione salariale deve essere data comunicazione dell’esecuzione degli adempimenti di cui al presente articolo.

Art. 15

Procedimento    1.  Per  l’ammissione  al  trattamento  ordinario  di  integrazione salariale, l’impresa presenta in via telematica all’INPS  domanda  di concessione  nella  quale  devono  essere  indicati  la  causa  della sospensione o  riduzione  dell’orario  di  lavoro  e  la  presumibile durata, i nominativi dei lavoratori interessati e le  ore  richieste. Tali informazioni sono inviate  dall’INPS  alle  Regioni  e  Province Autonome, per il  tramite  del  sistema  informativo  unitario  delle politiche del lavoro, ai fini delle attivita’ e degli obblighi di cui all’articolo 8, comma 1.   2. La domanda deve essere presentata entro il termine di 15  giorni dall’inizio della sospensione o riduzione dell’attivita’ lavorativa.   3. Qualora la domanda venga presentata dopo il termine indicato nel comma 2, l’eventuale trattamento di integrazione salariale non potra’ aver luogo per periodi anteriori di una settimana rispetto alla  data di presentazione.   4. Qualora dalla  omessa  o  tardiva  presentazione  della  domanda derivi a danno dei  lavoratori  la  perdita  parziale  o  totale  del diritto   all’integrazione   salariale,   l’impresa   e’   tenuta   a corrispondere ai lavoratori stessi una somma di  importo  equivalente all’integrazione salariale non percepita.

Art. 16

Concessione    1. A decorrere  dal  1°  gennaio  2016  le  integrazioni  salariali ordinarie  sono  concesse  dalla  sede   dell’INPS   territorialmente competente.   2. Con decreto del Ministro del lavoro e delle  politiche  sociali,da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono definiti i criteri di esame delle  domande  di concessione.

Art. 17

Ricorsi    1. Avverso il provvedimento di rigetto della domanda di trattamento di integrazione salariale e’ ammesso  ricorso,  entro  trenta  giorni dalla  comunicazione  da  parte  dell’INPS,  al   comitato   di   cui all’articolo 25 della legge n. 88 del 1989.

Art. 18

Disposizioni particolari                  per le imprese del settore agricolo    1. Restano in vigore le disposizioni  di  cui  agli  articoli  8  eseguenti  della  legge  8  agosto  1972,   n.   457,   e   successive modificazioni per quanto compatibili con il presente decreto.   2. La disposizione di cui all’articolo 3, comma 5, non si  applica,limitatamente alla previsione di importi massimi  delle  prestazioni,ai  trattamenti  concessi  per  intemperie  stagionali  nel   settore agricolo.

Art. 19

Gestione di appartenenza delle integrazioni                        salariali straordinarie    1. I trattamenti straordinari di integrazione salariale afferiscono alla Gestione degli  interventi  assistenziali  e  di  sostegno  alle gestioni previdenziali istituita presso l’INPS, di  cui  all’articolo37 della legge n. 88 del 1989, che eroga le  relative  prestazioni  e riceve  i  relativi  contributi  ordinari  e  addizionali,   di   cui all’articolo 23.   2. La gestione di cui al comma 1 evidenzia l’apporto  dello  Stato,le prestazioni e la contribuzione ordinaria e addizionale.

Art. 20

Campo di applicazione    1.  La  disciplina  in  materia  di  intervento  straordinario   di integrazione salariale e i  relativi  obblighi  contributivi  trovano applicazione in relazione alle seguenti  imprese,  che  nel  semestre precedente la data di presentazione della domanda,  abbiano  occupato mediamente piu’ di quindici dipendenti, inclusi gli apprendisti  e  i dirigenti:     a) imprese industriali, comprese quelle edili e affini;     b)  imprese  artigiane  che  procedono   alla   sospensione   dei lavoratori in conseguenza di sospensioni o  riduzioni  dell’attivita’ dell’impresa che esercita l’influsso gestionale prevalente;     c) imprese appaltatrici di servizi di mensa o  ristorazione,  che subiscano una riduzione di attivita’ in dipendenza di  situazioni  di difficolta’  dell’azienda  appaltante,  che  abbiano  comportato  per quest’ultima il ricorso al trattamento ordinario o  straordinario  di integrazione salariale;     d)  imprese  appaltatrici  di  servizi  di  pulizia,   anche   se costituite in forma di cooperativa, che subiscano  una  riduzione  di attivita’ in conseguenza della riduzione delle attivita’ dell’azienda appaltante, che abbia  comportato  per  quest’ultima  il  ricorso  al trattamento straordinario di integrazione salariale;     e) imprese dei settori ausiliari del servizio ferroviario, ovvero del comparto della produzione  e  della  manutenzione  del  materiale rotabile;     f) imprese cooperative di trasformazione di prodotti  agricoli  e loro consorzi;     g) imprese di vigilanza.   2.  La  disciplina  in  materia  di  intervento  straordinario   di integrazione salariale e i  relativi  obblighi  contributivi  trovano altresi’ applicazione in relazione alle  seguenti  imprese,  che  nel semestre precedente la data di presentazione della  domanda,  abbiano occupato  mediamente  piu’  di  cinquanta  dipendenti,  inclusi   gli apprendisti e i dirigenti:     a) imprese esercenti attivita’ commerciali, comprese quelle della logistica;     b)  agenzie  di  viaggio  e  turismo,  compresi   gli   operatori turistici.   3. La  medesima  disciplina  e  i  medesimi  obblighi  contributivi trovano applicazione, a prescindere dal  numero  dei  dipendenti,  in relazione alle categorie seguenti:     a) imprese del trasporto  aereo  e  di  gestione  aeroportuale  e societa’  da   queste   derivate,   nonche’   imprese   del   sistema aereo portuale;     b) partiti e movimenti politici e loro rispettive articolazioni e sezioni territoriali, nei limiti di spesa di 8,5 milioni di euro  per l’anno 2015 e di 11,25 milioni di euro annui  a  decorrere  dall’anno2016, a  condizione  che  risultino  iscritti  nel  registro  di  cui all’articolo 4, comma 2, del decreto-legge 28 dicembre 2013, n.  149,convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13.   4. Nel caso di richieste presentate prima che siano  trascorsi  sei mesi dal trasferimento di azienda, il requisito relativo alla  classe dimensionale deve sussistere, per l’impresa subentrante, nel  periodo decorrente dalla data del predetto trasferimento.   5. Si ha influsso gestionale prevalente ai fini di cui al comma  1,lettera b), quando  in  relazione  ai  contratti  aventi  ad  oggetto l’esecuzione di opere o la prestazione di servizi o la produzione  di beni o semilavorati costituenti oggetto dell’attivita’  produttiva  o commerciale dell’impresa  committente,  la  somma  dei  corrispettivi risultanti  dalle  fatture  emesse  dall’impresa  destinataria  delle commesse  nei  confronti  dell’impresa  committente,   acquirente   o somministrata abbia superato, nel biennio  precedente,  il  cinquanta per cento del complessivo fatturato dell’impresa  destinataria  delle commesse,  secondo  quanto  emerge  dall’elenco  dei  clienti  e  dei fornitori ai sensi dell’articolo 21, comma 1,  del  decreto-legge  31maggio 2010, n. 78,  convertito  con  modificazioni  dalla  legge  30luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni.   6. Resta fermo quanto disposto dagli articoli 35 e 37 della legge 5agosto 1981, n. 416, e successive modificazioni  e  dall’articolo  7,comma 10-ter, del decreto-legge 20 maggio 1993,  n.  148,  convertito con modificazioni dalla legge 19 luglio 1993, n. 236.

Art. 21

Causali di intervento    1. L’intervento straordinario di integrazione salariale puo’ essere richiesto  quando  la  sospensione  o  la  riduzione   dell’attivita’ lavorativa sia determinata da una delle seguenti causali:     a) riorganizzazione aziendale;     b) crisi aziendale, ad esclusione, a  decorrere  dal  1°  gennaio2016, dei casi di cessazione dell’attivita’ produttiva dell’azienda odi un ramo di essa;     c) contratto di solidarieta’.   2. Il programma di riorganizzazione aziendale di cui  al  comma  1,lettera  a),  deve  presentare  un  piano  di  interventi   volto   a fronteggiare le inefficienze della struttura gestionale o  produttiva e deve contenere  indicazioni  sugli  investimenti  e  sull’eventuale attivita’ di formazione dei lavoratori. Tale programma deve, in  ogni caso, essere finalizzato a un consistente recupero occupazionale  del personale interessato alle sospensioni o alle  riduzioni  dell’orario di lavoro.   3. Il programma di crisi aziendale di cui al comma 1,  lettera  b),deve contenere un piano  di  risanamento  volto  a  fronteggiare  gli squilibri di natura produttiva, finanziaria, gestionale  o  derivanti da condizionamenti esterni. Il piano  deve  indicare  gli  interventi correttivi da affrontare e gli obiettivi concretamente  raggiungibili finalizzati  alla  continuazione  dell’attivita’  aziendale  e   alla salvaguardia occupazionale.   4. In deroga agli articoli 4, comma 1, e  22,  comma  2,  entro  il limite di spesa di 50 milioni di euro per ciascuno degli  anni  2016,2017 e 2018, puo’  essere  autorizzato,  sino  a  un  limite  massimo rispettivamente di dodici, nove e sei mesi e previo accordo stipulato in sede  governativa  al  Ministero  del  lavoro  e  delle  politiche sociali, anche in presenza del Ministero dello sviluppo economico, un ulteriore intervento di integrazione salariale straordinaria  qualora all’esito del programma  di  crisi  aziendale  di  cui  al  comma  3,l’impresa  cessi  l’attivita’  produttiva   e   sussistano   concrete prospettive di rapida  cessione  dell’azienda  e  di  un  conseguente riassorbimento  occupazionale.  A  tal  fine  il  Fondo  sociale  per occupazione e formazione, di cui all’articolo 18,  comma  1,  lettera a), del decreto-legge 29  novembre  2008,  n.  185,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009,  n.  2,  e’  incrementato dell’importo di cui al primo periodo per ciascuno  degli  anni  2016,2017 e 2018. Al  fine  del  monitoraggio  della  relativa  spesa  gli accordi di cui al primo periodo del presente comma sono trasmessi  al Ministero dell’economia e delle finanze. Con decreto del Ministro del lavoro e  delle  politiche  sociali,  di  concerto  con  il  Ministro dell’economia  e  delle  finanze,  da  adottare   entro   60   giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, sono definiti i  criteri per l’applicazione del presente comma.   5. Il contratto di solidarieta’ di cui al comma 1, lettera  c),  e’stipulato dall’impresa attraverso contratti collettivi  aziendali  a i sensi dell’articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81,che stabiliscono una riduzione  dell’orario  di  lavoro  al  fine  di evitare, in tutto o in parte, la  riduzione  o  la  dichiarazione  di esubero del personale anche attraverso un suo piu’ razionale impiego. La riduzione media oraria non puo’ essere superiore al 60  per  cento dell’orario  giornaliero,  settimanale  o  mensile   dei   lavoratori interessati al contratto di solidarieta’. Per ciascun lavoratore,  la percentuale di riduzione complessiva dell’orario di lavoro  non  puo’essere superiore al 70 per cento nell’arco dell’intero periodo per il quale il contratto  di  solidarieta’  e’  stipulato.  Il  trattamento retributivo perso va determinato inizialmente non tenendo conto degli aumenti retributivi previsti da contratti  collettivi  aziendali  nel periodo  di  sei  mesi  antecedente  la  stipula  del  contratto   di solidarieta’. Il trattamento di integrazione salariale e’ ridotto  in corrispondenza   di   eventuali   successivi   aumenti    retributivi intervenuti in sede di contrattazione aziendale. Gli accordi  di  cui al primo periodo devono specificare le modalita’ attraverso le  quali l’impresa, per soddisfare temporanee esigenze di maggior lavoro, puo’ modificare in aumento, nei  limiti  del  normale  orario  di  lavoro,l’orario  ridotto.  Il   maggior   lavoro   prestato   comporta   una corrispondente riduzione del trattamento di  integrazione  salariale. Le quote di accantonamento del trattamento di fine rapporto  relative alla retribuzione persa a  seguito  della  riduzione  dell’orario  di lavoro sono a carico della gestione di  afferenza,  ad  eccezione  di quelle relative  a  lavoratori  licenziati  per  motivo  oggettivo  o nell’ambito di una procedura di licenziamento  collettivo,  entro  90giorni dal termine  del  periodo  di  fruizione  del  trattamento  di integrazione salariale,  ovvero  entro  90  giorni  dal  termine  del periodo di fruizione di un  ulteriore  trattamento  straordinario  di integrazione salariale concesso entro  120  giorni  dal  termine  del trattamento precedente.   6. L’impresa non  puo’  richiedere  l’intervento  straordinario  di integrazione salariale per le unita’ produttive per  le  quali  abbia richiesto,  con  riferimento  agli  stessi  periodi  e  per   causali sostanzialmente coincidenti, l’intervento ordinario.

Art. 22

Durata    1. Per la causale di riorganizzazione aziendale di cui all’articolo21,  comma  1,  lettera  a),  e  relativamente  a   ciascuna   unita’ produttiva, il trattamento straordinario  di  integrazione  salariale puo’ avere una durata massima di 24 mesi, anche continuativi,  in  un quinquennio mobile.   2. Per la causale di crisi aziendale di cui all’articolo 21,  comma1, lettera b), e  relativamente  a  ciascuna  unita’  produttiva,  il trattamento straordinario di integrazione salariale  puo’  avere  una durata  massima  di  12   mesi,   anche   continuativi.   Una   nuova autorizzazione non puo’ essere concessa  prima  che  sia  decorso  un periodo  pari  a  due  terzi  di  quello  relativo  alla   precedente autorizzazione.   3. Per la causale di contratto di solidarieta’ di cui  all’articolo21,  comma  1,  lettera  c),  e  relativamente  a   ciascuna   unita’ produttiva, il trattamento straordinario  di  integrazione  salariale puo’ avere una durata massima di 24 mesi, anche continuativi,  in  un quinquennio mobile. Alle condizioni previste dal comma 5,  la  durata  massima puo’ raggiungere 36 mesi, anche continuativi, nel quinquennio mobile.   4. Per le causali di riorganizzazione aziendale e crisi  aziendale,possono essere autorizzate sospensioni del lavoro soltanto nel limite dell’80  per  cento  delle  ore  lavorabili  nell’unita’   produttiva nell’arco di tempo di cui al programma autorizzato.   5. Ai fini del calcolo della  durata  massima  complessiva  di  cui all’articolo 4, comma 1, la durata dei trattamenti per la causale  di contratto di solidarieta’ viene computata nella  misura  della  meta’ per la parte non eccedente i 24  mesi  e  per  intero  per  la  parte eccedente.   6. La disposizione di cui al comma 5 non si  applica  alle  imprese edili e affini.

Art. 24

Consultazione sindacale    1. L’impresa che intende richiedere il trattamento straordinario di integrazione salariale per le causali di cui all’articolo  21,  comma1, lettere a), e b), e’ tenuta a comunicare, direttamente  o  tramite l’associazione imprenditoriale cui  aderisce  o  conferisce  mandato,alle  rappresentanze  sindacali  aziendali  o   alla   rappresentanza sindacale unitaria, nonche’  alle  articolazioni  territoriali  delle associazioni  sindacali  comparativamente  piu’   rappresentative   a livello nazionale, le cause di sospensione o di riduzione dell’orario di  lavoro,  l’entita’  e  la  durata  prevedibile,  il  numero   dei lavoratori interessati.   2. Entro tre giorni  dalla  predetta  comunicazione  e’  presentata dall’impresa o dai soggetti di cui  al  comma  1,  domanda  di  esame congiunto della situazione aziendale. Tale domanda e’  trasmessa,  ai fini  della  convocazione  delle   parti,   al   competente   ufficio individuato dalla regione  del  territorio  di  riferimento,  qualora l’intervento richiesto riguardi unita’ produttive ubicate in una sola regione, o al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, qualora l’intervento riguardi unita’ produttive ubicate in piu’  regioni.  In tale caso il Ministero richiede, comunque, il  parere  delle  regioni interessate.   3. Costituiscono oggetto  dell’esame  congiunto  il  programma  che l’impresa intende attuare, comprensivo della durata e del numero  dei lavoratori interessati alla sospensione o riduzione di orario e delle ragioni che rendono non praticabili forme alternative di riduzioni di orario, nonche’ delle misure previste per la gestione delle eventuali eccedenze di  personale,  i  criteri  di  scelta  dei  lavoratori  da sospendere, che devono essere coerenti con le ragioni per le quali e’richiesto  l’intervento,  e  le  modalita’  della  rotazione  tra   i lavoratori o le ragioni tecnico-organizzative della mancata  adozione di meccanismi di rotazione.   4. Salvo il caso di richieste di trattamento presentate da  imprese edili e affini, le  parti  devono  espressamente  dichiarare  la  non percorribilita’ della causale di contratto  di  solidarieta’  di  cui all’articolo 21, comma 1, lettera c).   5. L’intera procedura di consultazione, attivata dalla richiesta di esame congiunto, si esaurisce entro i 25 giorni successivi  a  quello in cui e’ stata avanzata la richiesta medesima, ridotti a 10  per  le imprese che occupano fino a 50 dipendenti.   6. Con decreto del Ministro del lavoro e delle  politiche  sociali,di concerto  con  il  Ministro  dell’economia  e  delle  finanze,  da adottare entro 60 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto,e’ definito l’incremento della contribuzione addizionale, applicabile a titolo di sanzione per  il  mancato  rispetto  delle  modalita’  di rotazione tra i lavoratori di cui al comma 3.

Art. 25

Procedimento    1. La  domanda  di  concessione  di  trattamento  straordinario  di integrazione salariale e’ presentata entro sette giorni dalla data di conclusione della procedura di consultazione sindacale o  dalla  data di stipula dell’accordo  collettivo  aziendale  relativo  al  ricorso all’intervento e deve essere  corredata  dell’elenco  nominativo  dei lavoratori interessati dalle sospensioni o riduzioni di orario.  Tali informazioni sono inviate dall’INPS alle Regioni e Province Autonome,per il tramite del sistema informativo unitario delle  politiche  del lavoro, ai fini delle attivita’ e degli obblighi di cui  all’articolo8, comma 1. Per le causali di cui all’articolo 21, comma  1,  lettere a), e b), nella domanda di  concessione  dell’integrazione  salariale l’impresa  comunica  inoltre  il  numero  dei  lavoratori  mediamente occupati  presso  l’unita’  produttiva  oggetto  dell’intervento  nel semestre precedente, distinti per orario contrattuale.   2. La sospensione o la riduzione dell’orario, cosi’ come concordata tra le parti nelle procedure di  cui  all’articolo  24,  decorre  non prima del trentesimo giorno successivo  alla  data  di  presentazione della domanda di cui al comma 1.   3. In caso di presentazione tardiva della domanda,  il  trattamento decorre dal trentesimo giorno  successivo  alla  presentazione  della domanda medesima.   4. Qualora dalla  omessa  o  tardiva  presentazione  della  domanda derivi a danno dei  lavoratori  la  perdita  parziale  o  totale  del diritto   all’integrazione   salariale,   l’impresa   e’   tenuta   a corrispondere ai lavoratori stessi una somma di  importo  equivalente all’integrazione salariale non percepita.   5. La domanda  di  concessione  del  trattamento  straordinario  di integrazione salariale deve  essere  presentata  in  unica  soluzione contestualmente al Ministero del lavoro e delle politiche  sociali  e alle Direzioni territoriali del lavoro competenti per territorio.  La concessione  del  predetto  trattamento  avviene  con   decreto   del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per  l’intero  periodo richiesto.  Fatte  salve  eventuali  sospensioni   del   procedimento amministrativo che  si  rendano  necessarie  a  fini  istruttori,  il decreto di cui al secondo periodo e’ adottato entro 90  giorni  dalla presentazione della domanda da parte dell’impresa.   6. Le Direzioni territoriali del lavoro competenti per  territorio,nei  tre  mesi  antecedenti   la   conclusione   dell’intervento   di integrazione  salariale,   procedono   alle   verifiche   finalizza te all’accertamento degli impegni aziendali. La relazione ispettiva deve essere trasmessa al competente ufficio ministeriale entro  30  giorni dalla  conclusione  dell’intervento  straordinario  di   integrazione salariale autorizzato. Nel caso  in  cui  dalla  relazione  ispettiva emerga il mancato svolgimento, in tutto o  in  parte,  del  programma presentato dall’impresa,  il  procedimento  amministrativo  volto  al riesame del decreto di cui al comma 5 si conclude nei  successivi  90giorni con  decreto  del  Ministero  del  lavoro  e  delle  politiche sociali, fatte salve eventuali sospensioni che si rendano  necessarie ai fini istruttori.   7. L’impresa, sentite le rappresentanze sindacali  aziendali  o  la rappresentanza sindacale unitaria, o  in  mancanza  le  articolazioni territoriali  delle  associazioni  sindacali  comparativamente   piu’rappresentative a livello nazionale, puo’ chiedere una  modifica  del programma nel corso del suo svolgimento.

Art. 26

Fondi di solidarieta’ bilaterali    1. Le organizzazioni sindacali e  imprenditoriali  comparativamente piu’  rappresentative  a  livello  nazionale  stipulano   accordi   e contratti collettivi, anche  intersettoriali,  aventi  a  oggetto  la costituzione di fondi di solidarieta’ bilaterali per  i  settori  che non rientrano nell’ambito di applicazione del Titolo I  del  presente decreto, con la finalita’ di assicurare ai lavoratori una  tutela  incostanza di rapporto di lavoro nei casi di  riduzione  o  sospensione dell’attivita’ lavorativa per le cause previste dalle disposizioni di cui al predetto Titolo.   2. I fondi di cui al comma 1  sono  istituiti  presso  l’INPS,  con decreto del  Ministro  del  lavoro  e  delle  politiche  sociali,  di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,  da  adottare entro 90 giorni dagli  accordi  e  contratti  collettivi  di  cui  al medesimo comma.   3. Con le medesime modalita’ di cui ai commi 1 e 2  possono  essere apportate  modifiche  agli  atti  istitutivi  di  ciascun  fondo.  Le modifiche aventi a oggetto  la  disciplina  delle  prestazioni  o  la misura delle aliquote sono  adottate  con  decreto  direttoriale  dei Ministeri del lavoro e delle  politiche  sociali  e  dell’economia  e delle finanze, sulla base di una proposta del comitato amministratore di cui all’articolo 36.   4. I decreti di cui  al  comma  2  determinano,  sulla  base  degli accordi e contratti collettivi, l’ambito di applicazione dei fondi di cui al comma 1, con riferimento al settore di attivita’, alla  natura giuridica e  alla  classe  di  ampiezza  dei  datori  di  lavoro.  Il superamento  dell’eventuale  soglia  dimensionale  fissata   per   la partecipazione al fondo e’  verificato  mensilmente  con  riferimento alla media del semestre precedente.   5. I fondi di cui al comma 1 non  hanno  personalita’  giuridica  e costituiscono gestioni dell’INPS.   6. Gli oneri di amministrazione di ciascun fondo di cui al comma  1sono determinati  secondo  i  criteri  definiti  dal  regolamento  di contabilita’ dell’INPS.   7. L’istituzione dei fondi di cui al comma 1  e’  obbligatoria  per tutti i settori che non rientrano  nell’ambito  di  applicazione  del Titolo I del presente decreto, in relazione ai datori di  lavoro  che occupano  mediamente  piu’  di  cinque  dipendenti.   Ai   fini   del raggiungimento della soglia dimensionale vengono computati anche  gli apprendisti. Le prestazioni e i relativi obblighi contributivi non si applicano al personale dirigente se non espressamente previsto.   8. I fondi gia’ costituiti ai  sensi  del  comma  1  alla  data  di entrata in vigore del presente decreto, si adeguano alle disposizioni di cui al comma 7 entro il 31 dicembre 2015. In mancanza, i datori di lavoro del relativo settore, che occupano mediamente  piu’  di cinque dipendenti, confluiscono nel fondo di integrazione salariale  di  cui all’articolo 29 a decorrere dal 1° gennaio 2016  e  i  contributi  da questi gia’ versati o comunque  dovuti  ai  fondi  di  cui  al  primo periodo vengono trasferiti al fondo di integrazione salariale.   9. I fondi di cui al comma  1,  oltre  alla  finalita’  di  cui  al medesimo comma, possono avere le seguenti finalita’:     a) assicurare ai lavoratori prestazioni integrative,  in  termini di importi o durate, rispetto alle prestazioni previste  dalla  legge in caso di cessazione del  rapporto  di  lavoro,  ovvero  prestazioni integrative,  in  termini  di  importo,  rispetto  a  trattamenti  di integrazione salariale previsti dalla normativa vigente;     b) prevedere un assegno straordinario per il sostegno al reddito,riconosciuto nel quadro dei processi  di  agevolazione  all’esodo,  a lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per il  pensionamento di vecchiaia o anticipato nei successivi cinque anni;     c)  contribuire  al  finanziamento  di  programmi  formativi   di riconversione o riqualificazione professionale, anche in concorso con gli appositi fondi nazionali o dell’Unione europea.   10. Per le finalita’ di cui al comma 9, i fondi di cui al  comma  1possono essere istituiti anche in relazione a settori di attivita’  e classi  di  ampiezza  dei  datori  di  lavoro  che   gia’   rientrano nell’ambito di applicazione del Titolo I del presente decreto. Per le imprese  nei  confronti   delle   quali   trovano   applicazione   le disposizioni in materia  di  indennita’  di  mobilita’  di  cui  agli articoli 4  e  seguenti  della  legge  23  luglio  1991,  n.  223,  e successive modificazioni, gli accordi e contratti collettivi  di  cui al comma 1  possono  prevedere  che  il  fondo  di  solidarieta’  sia finanziato,  a  decorrere  dal  1°  gennaio  2017,  con   un’aliquota contributiva nella misura dello 0,30  per  cento  delle  retribuzioni imponibili ai fini previdenziali.   11. Gli accordi e i contratti collettivi di cui al comma 1  possono prevedere che nel fondo di cui al  medesimo  comma  confluisca  anche l’eventuale fondo interprofessionale istituito dalle  medesime  parti firmatarie ai sensi dell’articolo 118 della legge 23  dicembre  2000,n. 388, e successive modificazioni. In tal caso, al  fondo  affluisce anche il gettito del contributo integrativo  stabilito  dall’articolo25, quarto comma, della legge 21 dicembre 1978, n. 845, e  successive modificazioni, con riferimento ai datori di lavoro cui si applica  il fondo e le prestazioni derivanti dall’attuazione  del  primo  periodo del presente comma sono riconosciute nel limite di tale gettito.

Art. 27

Fondi di solidarieta’ bilaterali alternativi    1.  In  alternativa  al  modello  previsto  dall’articolo  26,   in riferimento ai settori dell’artigianato e della  somministrazione  di lavoro nei  quali,  in  considerazione  dell’operare  di  consolidati sistemi di bilateralita’ e delle peculiari esigenze di tali  settori,le organizzazioni sindacali e imprenditoriali  comparativamente  piu’rappresentative a livello  nazionale  hanno  adeguato  alla  data  dientrata  in  vigore  del  presente  decreto  le  fonti  normative   e istitutive  dei  rispettivi  fondi  bilaterali,  ovvero   dei   fondi interprofessionali di cui all’articolo 118 della  legge  n.  388  del2000, o del fondo di cui all’articolo 12 del decreto  legislativo  10settembre 2003, n. 276, alle finalita’ perseguite  dall’articolo  26,comma 1, si applicano le disposizioni di cui ai commi seguenti.   2. Ove a seguito  della  trasformazione  di  cui  al  comma  1  sia avvenuta  la  confluenza,  in  tutto  o  in  parte,   di   un   fondo interprofessionale in un unico fondo bilaterale rimangono  fermi  gli obblighi contributivi previsti dal predetto articolo 118 della  legge n. 388 del 2000,  e  le  risorse  derivanti  da  tali  obblighi  sono vincolate alle finalita’ formative.   3. I fondi di cui al comma 1 assicurano almeno una  delle  seguenti prestazioni:     a) un assegno di durata e misura pari  all’assegno  ordinario  di cui all’articolo 30, comma 1;     b)  l’assegno   di   solidarieta’   di   cui   all’articolo   31,eventualmente limitandone il periodo massimo previsto al comma  2  ditale articolo,  prevedendo  in  ogni  caso  un  periodo  massimo  noninferiore a 26 settimane in un biennio mobile.   4. I fondi di cui al comma 1 si adeguano alle disposizioni  di  cuial comma 3 entro il 31  dicembre  2015.  In  mancanza,  i  datori  dilavoro, che occupano mediamente piu’ di  5  dipendenti,  aderenti  ai fondi suddetti, confluiscono nel fondo di integrazione  salariale  di cui all’articolo 29, a  decorrere  dal  1°  gennaio  2016  e  possono richiedere  le  prestazioni  previste  dal  fondo   di   integrazione salariale per gli  eventi  di  sospensione  o  riduzione  del  lavoro verificatisi a decorrere dal 1° luglio 2016.   5. Per le finalita’ di cui al comma 1, gli accordi  e  i  contratti collettivi definiscono:     a)  un’aliquota  complessiva  di   contribuzione   ordinaria   di finanziamento non inferiore, fatto salvo il caso di cui alla  lettera e), allo 0,45 per cento della retribuzione imponibile previdenziale a decorrere dal 1° gennaio 2016,  ripartita  fra  datore  di  lavoro  e lavoratore secondo criteri che devono essere stabiliti da un  accordo tra le parti sociali istitutive del fondo di cui al comma 1 entro  il31 dicembre 2015, in difetto  del  quale  i  datori  di  lavoro,  che occupano mediamente piu’ di 5 dipendenti, aderenti al fondo di cui al comma 1, confluiscono nel fondo  di  integrazione  salariale  di  cui all’articolo 29 a decorrere dal 1° gennaio 2016 e possono  richiedere le  prestazioni  previste  dal  medesimo  fondo  per  gli  eventi  di sospensione o riduzione del lavoro verificatisi a  decorrere  dal  1°luglio 2016;     b) le tipologie di prestazioni in funzione  delle  disponibilita’del fondo di cui al comma 1;     c) l’adeguamento dell’aliquota in funzione  dell’andamento  della gestione ovvero la rideterminazione delle  prestazioni  in  relazione alle erogazioni, tra l’altro tenendo presente in via previsionale gli andamenti del relativo settore  in  relazione  anche  a  quello  piu’generale dell’economia e l’esigenza dell’equilibrio  finanziario  del fondo di cui al comma 1;     d) la possibilita’ di far confluire al fondo di cui  al  comma  1quota  parte  del   contributo   previsto   per   l’eventuale   fondo interprofessionale istituito ai sensi dell’articolo 118  della  legge n. 388 del 2000;     e) la possibilita’ di far confluire al fondo di cui  al  comma  1quota parte del contributo  previsto  dall’articolo  12  del  decreto legislativo n. 276 del 2003, prevedendo  un’aliquota  complessiva  di contribuzione  ordinaria  di  finanziamento  del  predetto  fondo   a esclusivo carico del datore di lavoro, in misura non  inferiore  allo0,30  per  cento  della  retribuzione  imponibile   previdenziale   a decorrere dal 1° gennaio 2016;     f) la possibilita’ per il fondo di cui al comma  1  di  avere  le finalita’ di cui all’articolo 26, comma 9, lettere a) e b);     g) criteri e requisiti per la gestione del fondo di cui al  comma1.   6. Con decreto del Ministro del lavoro e delle  politiche  sociali,di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentite le parti sociali istitutive dei fondi bilaterali di cui al comma 1, sono dettate disposizioni per determinare:     a) criteri volti a garantire la  sostenibilita’  finanziaria  dei fondi;     b) requisiti di  professionalita’  e  onorabilita’  dei  soggetti preposti alla gestione dei fondi;     c) criteri e requisiti per la contabilita’ dei fondi;     d) modalita’ volte a rafforzare la funzione  di  controllo  sulla corretta gestione dei fondi e di  monitoraggio  sull’andamento  delle prestazioni,  anche  attraverso  la  determinazione  di  standard   e parametri omogenei.

Art. 28

Fondo di solidarieta’ residuale    1. Nei riguardi dei datori di lavoro, che occupano mediamente  piu’di quindici dipendenti, appartenenti a settori,  tipologie  e  classi dimensionali non rientranti nell’ambito di applicazione del Titolo  I del presente decreto e che non hanno costituito fondi di solidarieta’ bilaterali di cui all’articolo 26, o fondi di solidarieta’ bilaterali alternativi  di  cui  all’articolo  27,  opera  il  fondo   residuale istituito con il decreto del Ministro del lavoro  e  delle  politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, 7febbraio 2014, n. 79141.   2.  Qualora  gli  accordi  di  cui  all’articolo  26  avvengano  in relazione  a  settori,  tipologie  di  datori  di  lavoro  e   classi dimensionali  gia’  coperti  dal  fondo  residuale,  dalla  data   di decorrenza del nuovo fondo i datori di lavoro  del  relativo  settore rientrano nell’ambito di applicazione  di  questo  e  non  sono  piu’ soggetti alla disciplina  del  fondo  residuale,  ferma  restando  la gestione a  stralcio  delle  prestazioni  gia’  deliberate.  I  fondi costituiti secondo le procedure di cui al  presente  comma  prevedono un’aliquota di finanziamento almeno pari a quella  stabilita  per  il fondo di integrazione salariale di cui all’articolo 29, in  relazione ai  datori  di  lavoro  che  occupano  mediamente  fino  a   quindici dipendenti, e garantiscono l’assegno ordinario  di  cui  all’articolo30, comma 1. I contributi eventualmente gia’ versati o dovuti in base al decreto  istitutivo  del  fondo  residuale  restano  acquisiti  al medesimo fondo. Il Comitato amministratore del fondo residuale, sulla base delle stime effettuate dall’INPS, puo’ proporre al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell’economia e delle finanze il mantenimento, in capo ai datori  di  lavoro  del  relativo settore, dell’obbligo di  corrispondere  la  quota  di  contribuzione necessaria  al  finanziamento  delle  prestazioni  gia’   deliberate,determinata ai sensi dei commi 4 e 5 dell’articolo 35.   3. Alla gestione del fondo di solidarieta’  residuale  provvede  un comitato amministratore, secondo quanto previsto dall’articolo 36.   4. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,  da  adottare entro trenta giorni dalla data di  entrata  in  vigore  del  presente decreto  la  disciplina  del  fondo  di  solidarieta’  residuale   e’adeguata, a decorrere dal 1°  gennaio  2016,  alle  disposizioni  del presente decreto.

Art. 29

Fondo di integrazione salariale    1. A decorrere dal 1°  gennaio  2016  il  fondo  residuale  di  cui all’articolo 28, assume la denominazione  di  fondo  di  integrazione salariale. A decorrere dalla medesima data, al fondo di  integrazione salariale si applicano le disposizioni di cui al  presente  articolo,in aggiunta a quelle che disciplinano il fondo residuale.   2.  Sono  soggetti  alla  disciplina  del  fondo  di   integrazione salariale i datori di lavoro che occupano mediamente piu’  di  cinque dipendenti, appartenenti a settori, tipologie e  classi  dimensionali non rientranti nell’ambito di applicazione del Titolo I del  presente decreto e che non hanno costituito fondi di  solidarieta’  bilaterali di cui all’articolo 26 o fondi di solidarieta’ bilaterali alternativi di cui all’articolo 27.  Ai  fini  del  raggiungimento  della  soglia dimensionale vengono computati anche gli apprendisti.   3. Il fondo di integrazione salariale, finanziato con i  contributi dei datori di lavoro appartenenti al fondo e dei lavoratori da questi occupati, secondo quanto definito dall’articolo 33, commi 1, 2  e  4,garantisce l’assegno di solidarieta’ di cui all’articolo 31. Nel caso di  datori  di  lavoro  che  occupano  mediamente  piu’  di  quindici dipendenti,  il  fondo  garantisce  per  una  durata  massima  di  26settimane  in  un  biennio  mobile  l’ulteriore  prestazione  di  cui all’articolo 30, comma 1, in relazione alle causali  di  riduzione  o sospensione dell’attivita’ lavorativa  previste  dalla  normativa  in materia di integrazioni  salariali  ordinarie,  ad  esclusione  delle intemperie stagionali, e straordinarie,  limitatamente  alle  causali per riorganizzazione e crisi aziendale.   4. Alle prestazioni erogate dal fondo di integrazione salariale  si provvede nei limiti delle  risorse  finanziarie  acquisite  al  fondo medesimo, al fine di garantirne l’equilibrio  di  bilancio.  In  ogni caso, tali prestazioni sono determinate in  misura  non  superiore  a quattro volte l’ammontare dei contributi ordinari dovuti dal medesimo datore di lavoro, tenuto conto delle prestazioni  gia’  deliberate  a qualunque titolo a favore dello stesso.   5. A decorrere dal 1° gennaio 2016, il comitato amministratore  del fondo cessa di esercitare il compito di cui all’articolo 36, comma 1,lettera b).   6. Al fine di garantire l’avvio del fondo di integrazione salariale a decorrere dal 1° gennaio 2016, qualora alla data  del  30  novembre2015 non risulti ancora costituito il comitato amministratore di  cui all’articolo 28, comma 3, i compiti di pertinenza  di  tale  comitatovengono temporaneamente assolti da un commissario  straordinario  del fondo nominato dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, che li svolge a titolo gratuito. Il commissario  straordinario  resta  incarica sino alla costituzione del comitato amministratore del fondo.   7. I trattamenti di integrazione salariale erogati dal  fondo  sono autorizzati dalla struttura territoriale INPS competente in relazione all’unita’  produttiva.   In   caso   di   aziende   plurilocalizzate l’autorizzazione e’ comunque unica ed e’ rilasciata dalla  sede  INPS dove si trova la sede legale del datore di lavoro, o presso la  quale il datore di lavoro  ha  richiesto  l’accentramento  della  posizione contributiva.   8. A decorrere dal 1° gennaio 2016, l’aliquota di finanziamento del fondo e’ fissata allo 0,65 per cento, per  i  datori  di  lavoro  che occupano mediamente piu’ di quindici  dipendenti,  e  allo  0,45  percento, per i datori di lavoro  che  occupano  mediamente  sino  a  15dipendenti. E’ stabilita una contribuzione addizionale a  carico  dei datori di lavoro connessa all’utilizzo delle prestazioni  di  cui  al comma 3, pari al 4 per cento della retribuzione persa.   9.  Al  fondo  di  cui  al  presente  articolo  si   applicano   le disposizioni di cui all’articolo 35.   10. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 35, commi 4  e  5,entro il 31 dicembre 2017 l’INPS  procede  all’analisi  dell’utilizzo delle prestazioni del fondo da parte dei datori  di  lavoro  distinti per classi dimensionali e settori  produttivi.  Sulla  base  di  tali analisi e del bilancio di previsione di cui al comma 3  del  medesimo articolo,  il  comitato  amministratore  del  fondo  di  integrazione salariale ha facolta’ di proporre modifiche in relazione  all’importo delle prestazioni o alla misura delle aliquote di  contribuzione.  Le modifiche sono adottate con decreto del Ministro del lavoro  e  delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e  delle finanze, verificate le compatibilita’ finanziarie interne al fondo.   11. I datori di lavoro che occupano mediamente sino a 15 dipendenti possono richiedere l’assegno di solidarieta’ di cui  all’articolo  31per gli eventi di sospensione o riduzione del lavoro  verificatisi  a decorrere dal 1° luglio 2016.

Art. 30

Assegno ordinario    1. I fondi di cui all’articolo 26  assicurano,  in  relazione  alle causali previste dalla normativa in materia di integrazioni salariali ordinarie o straordinarie, la prestazione di un assegno ordinario  di importo almeno pari all’integrazione salariale. I fondi  stabiliscono la durata massima della prestazione, non inferiore a 13 settimane  in un biennio mobile e non superiore, a seconda della causale  invocata,alle durate massime previste agli articoli 12 e 22,  e  comunque  nel rispetto della durata massima complessiva prevista  dall’articolo  4,comma 1. All’assegno ordinario si applica, per quanto compatibile, la normativa in materia di integrazioni salariali ordinarie.   2. La domanda di accesso all’assegno ordinario erogato dai fondi di cui agli articoli 26 e 28 deve essere  presentata  non  prima  di  30giorni  dall’inizio  della  sospensione  o  riduzione  dell’attivita’lavorativa eventualmente programmata e non oltre  il  termine  di  15giorni  dall’inizio  della  sospensione  o  riduzione  dell’attivita’lavorativa.  Art. 31                          Assegno di solidarieta’    1. A decorrere dal 1° gennaio 2016 il fondo di cui all’articolo 28,garantisce un assegno di solidarieta’, in favore  dei  dipendenti  di datori di  lavoro  che  stipulano  con  le  organizzazioni  sindacali comparativamente piu’ rappresentative  accordi  collettivi  aziendali che stabiliscono una riduzione dell’orario  di  lavoro,  al  fine  di evitare o ridurre le eccedenze di personale nel corso della procedura di cui all’articolo 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, o al  fine di evitare licenziamenti plurimi individuali per giustificato  motivo oggettivo.   2. L’assegno di solidarieta’  puo’ essere corrisposto per un periodo massimo di 12 mesi in un biennio mobile. Ai fini della determinazione della misura dell’assegno di solidarieta’ per le ore  di  lavoro  non prestate si applicano le disposizioni di cui all’articolo 3.   3. Gli accordi collettivi aziendali di cui al comma 1 individuano i lavoratori interessati dalla riduzione  oraria.  La  riduzione  media oraria  non  puo’  essere  superiore  al  60  per  cento  dell’orario giornaliero, settimanale o mensile dei  lavoratori  interessati.  Per ciascun  lavoratore,  la   percentuale   di   riduzione   complessiva dell’orario di lavoro non puo’  essere  superiore  al  70  per  cento nell’arco dell’intero periodo per il quale l’accordo di  solidarieta’e’ stipulato.   4. Gli accordi di cui al comma 1 devono  specificare  le  modalita’ attraverso le quali, qualora  sia  necessario  soddisfare  temporane esigenze di maggior lavoro, il datore di lavoro  puo’  modificare  in aumento, nei limiti del normale orario di lavoro,  l’orario  ridotto. Il maggior lavoro  prestato  comporta  una  corrispondente  riduzione dell’assegno di solidarieta’.   5. Per l’ammissione  all’assegno  di  solidarieta’,  il  datore  di lavoro presenta in via telematica all’INPS  domanda  di  concessione,corredata dall’accordo sindacale, entro sette giorni  dalla  data  di conclusione di questo. Nella domanda deve  essere  indicato  l’elenco dei lavoratori interessati alla  riduzione  di  orario,  sottoscritto dalle organizzazioni sindacali di cui al comma  1  e  dal  datore  di lavoro. Tali informazioni  sono  inviate  dall’INPS  alle  Regioni  e Province Autonome, per il tramite del  sistema  informativo  unitario delle politiche del lavoro, ai fini delle attivita’ e degli  obblighi di cui all’articolo 8, comma 1.   6. La riduzione dell’attivita’ lavorativa deve avere  inizio  entro il trentesimo giorno successivo  alla  data  di  presentazione  della domanda.   7. All’assegno di solidarieta’ si applica, per quanto  compatibile,la normativa in materia di integrazioni salariali ordinarie.  Art. 32                          Prestazioni ulteriori    1.  I  fondi  di  cui  all’articolo  26  possono  inoltre   erogare prestazioni volte a perseguire le finalita’ di cui  al  comma  9  del medesimo articolo.   2.  I  fondi  di  cui  all’articolo  27  possono  inoltre   erogare prestazioni volte a perseguire le finalita’ di cui  all’articolo  26,comma 9, lettere a) e b).

Art. 33

Contributi di finanziamento    1. I decreti di cui agli articoli 26, commi 2 e 3, e 28,  comma  4,determinano le aliquote di  contribuzione  ordinaria,  ripartita  tra datori di lavoro e lavoratori nella misura, rispettivamente,  di  due terzi e di un terzo, in maniera tale da garantire la  precostituzione di risorse continuative adeguate sia per l’avvio  dell’attivita’  sia per la situazione a  regime,  da  verificare  anche  sulla  base  dei bilanci di previsione di cui all’articolo 35, comma 3.   2. Fatta salva la disposizione di cui  all’articolo  29,  comma  8,secondo  periodo,  qualora  siano  previste  le  prestazioni  di  cui all’articolo 30, comma 1, e all’articolo 31, e’  previsto,  a  carico del datore  di  lavoro  che  ricorra  alla  sospensione  o  riduzione dell’attivita’ lavorativa, un contributo  addizionale,  calcolato  in rapporto alle retribuzioni perse, nella misura prevista  dai  decreti di cui al comma 1 e comunque non inferiore all’1,5 per cento.   3. Per l’assegno straordinario di cui all’articolo 26, comma 9,  e’dovuto, da parte del datore di lavoro, un contributo straordinario di importo  corrispondente  al  fabbisogno  di  copertura   dell’assegno straordinario erogabile e della contribuzione correlata.   4. Ai contributi di finanziamento di cui ai  commi  da  1  a  3  si applicano  le  disposizioni  vigenti  in  materia  di   contribuzione previdenziale obbligatoria, ad  eccezione  di  quelle  relative  agli sgravi contributivi.

Art. 34

Contribuzione correlata    1. Nei casi di cui all’articolo 30, comma 1, e all’articolo  31,  i fondi di cui agli articoli 26, 27 e  28  provvedono  a  versare  alla gestione di iscrizione del lavoratore  interessato  la  contribuzione correlata alla prestazione. Nel caso delle  prestazioni  erogate  dai fondi di cui all’articolo 27 la contribuzione  correlata  e’  versata all’INPS dal datore di lavoro, il  quale  potra’  poi  rivalersi  sui fondi medesimi. La contribuzione dovuta e’ computata in base a quanto previsto dall’articolo 40 della legge 4 novembre 2010, n. 183.   2. La contribuzione correlata di  cui  al  comma  1  puo’  altresi’essere  prevista,  dai  decreti   istitutivi,   in   relazione   alle prestazioni di cui all’articolo 32. In tal  caso,  il  fondo  di  cui all’articolo 26 e all’articolo 27 provvede a versare la contribuzione correlata alla prestazione alla gestione di iscrizione del lavorato reintegrato.

Art. 35

Equilibrio finanziario dei fondi    1. I fondi istituiti ai sensi degli articoli  26,  27  e  28  hanno obbligo di bilancio in pareggio e non possono erogare prestazioni  in carenza di disponibilita’.   2. Gli interventi a carico dei fondi di cui agli articoli 26, 27  e28  sono  concessi  previa   costituzione   di   specifiche   riserve finanziarie ed entro i limiti delle risorse gia’ acquisite.   3. I fondi istituiti ai sensi degli articoli 26 e 28 hanno  obbligo di  presentazione,  sin  dalla  loro  costituzione,  di  bilanci   di previsione a otto anni basati sullo scenario macroeconomico  coerente con il piu’ recente Documento di economia e finanza e  relativa  Nota di aggiornamento.   4. Sulla base del bilancio di previsione di  cui  al  comma  3,  il comitato  amministratore  di  cui  all’articolo  36  ha  facolta’  di proporre modifiche in relazione all’importo delle prestazioni o  alla misura dell’aliquota di contribuzione. Le  modifiche  sono  adottate,anche in corso d’anno, con decreto  direttoriale  dei  Ministeri  del lavoro e delle politiche sociali e  dell’economia  e  delle  finanze,verificate le compatibilita’ finanziarie interne al fondo, sulla base della proposta del comitato amministratore.   5. In caso di necessita’ di  assicurare  il  pareggio  di  bilancio ovvero di far fronte a prestazioni gia’ deliberate o  da  deliberare,ovvero di  inadempienza  del  comitato  amministratore  in  relazione all’attivita’ di cui al comma 4, l’aliquota contributiva puo’  essere modificata con decreto direttoriale dei Ministeri del lavoro e  delle politiche sociali e dell’economia e delle finanze, anche in  mancanza di proposta del comitato amministratore. In  ogni  caso,  in  assenza dell’adeguamento contributivo di cui al comma 4, l’INPS e’  tenuto  a non erogare le prestazioni in eccedenza.

Art. 36

Comitato amministratore    1. Alla gestione di ciascun fondo istituito ai sensi  dell’articolo26  e  del  fondo  di  cui  all’articolo  28,  provvede  un  comitato amministratore con i seguenti compiti:     a) predisporre, sulla base dei criteri stabiliti dal consiglio di indirizzo e vigilanza dell’INPS,  i  bilanci  annuali,  preventivo  e consuntivo, della gestione, corredati da  una  propria  relazione,  e deliberare sui bilanci tecnici relativi alla gestione stessa;     b) deliberare in ordine alla concessione degli interventi  e  dei trattamenti e compiere ogni altro  atto  richiesto  per  la  gestione delle prestazioni previste dal decreto istitutivo;     c)  fare  proposte  in  materia  di  contributi,   interventi   e trattamenti;     d) vigilare sull’affluenza dei contributi,  sull’ammissione  agli interventi e sull’erogazione dei trattamenti, nonche’  sull’andamento della gestione;     e) decidere in unica istanza sui ricorsi in ordine  alle  materie di competenza;     f) assolvere ogni altro compito ad  esso  demandato  da  leggi  o regolamenti.   2. Il comitato amministratore e’ composto da  esperti  in  possesso dei requisiti  di  professionalita’  e  onorabilita’  previsti  dagli articoli 37 e 38, designati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e  dei  lavoratori  stipulanti  l’accordo  o  il  contratto collettivo, in numero complessivamente non superiore a dieci,  o  nel maggior numero necessario a garantire la rappresentanza di  tutte  leparti sociali istitutive del fondo, nonche’  da  due  rappresentanti,con qualifica di dirigente, rispettivamente del Ministero del  lavoroe delle politiche sociali  e  del  Ministero  dell’economia  e  delle finanze  e  in  possesso  dei  requisiti  di  onorabilita’   previsti dall’articolo  38.  Ai  componenti  del  comitato  non  spetta  alcune molumento, indennita’ o rimborso spese.   3. Il comitato amministratore e’ nominato con decreto del  Ministro del lavoro e delle politiche sociali e rimane in carica  per  quattroanni o per la diversa durata prevista dal decreto istitutivo.   4. Il presidente del comitato amministratore e’ eletto dal comitato stesso tra i propri membri.   5. Le deliberazioni del  comitato  amministratore  sono  assunte  a maggioranza e, in caso di parita’ nelle votazioni,  prevale  il  voto del presidente.   6. Partecipa alle riunioni del comitato amministratore del fondo il collegio sindacale  dell’INPS,  nonche’  il  direttore  generale  del medesimo Istituto o un suo delegato, con voto consultivo.   7.   L’esecuzione   delle   decisioni   adottate    dal    comitato amministratore puo’ essere sospesa,  ove  si  evidenzino  profili  di illegittimita’,  da  parte  del  direttore  generale  dell’INPS.   Il provvedimento di sospensione deve  essere  adottato  nel  termine  di cinque giorni ed essere sottoposto, con l’indicazione della norma che si  ritiene  violata,  al  presidente  dell’INPS  nell’ambito   delle funzioni di cui all’articolo 3, comma 5, del decreto  legislativo  30giugno 1994, n. 479, e successive modificazioni; entro tre  mesi,  il presidente stabilisce se dare ulteriore corso  alla  decisione  o  se annullarla. Trascorso tale termine la decisione diviene esecutiva.   8. Al fine di garantire l’avvio dei fondi di cui  all’articolo  26,qualora alla data del 30 novembre 2015 non risulti ancora  costituito il comitato amministratore, i compiti di pertinenza di questo vengono temporaneamente assolti da un  commissario  straordinario  del  fondo nominato dal Ministro  del  lavoro  e  delle  politiche  sociali.  Il commissario straordinario svolge i suoi compiti a titolo  gratuito  e resta in carica sino alla costituzione del comitato amministratore.

Art. 37

Requisiti di competenza e assenza                       di conflitto di interesse    1. Gli esperti designati dalle organizzazioni sindacali dei  datori di lavoro e dei lavoratori quali membri del  comitato  amministratore di ciascun fondo istituito ai sensi dell’articolo 26 e del  fondo  di cui  all’articolo  28,  devono  essere  in  possesso   di   specifica competenza ed esperienza in materia di  lavoro  e  occupazione.  Essi devono aver maturato un’esperienza complessiva di almeno un  triennio attraverso l’esercizio di attivita’ di insegnamento universitario  in materia di lavoro e occupazione, o di amministrazione,  di  carattere direttivo o di partecipazione  a  organi  collegiali  presso  enti  e organismi associativi di rappresentanza di categoria.   2. I predetti esperti non possono,  a  pena  di  ineleggibilita’  o decadenza,  detenere   cariche   in   altri   fondi   bilaterali   di solidarieta’.   3.  La  sussistenza  dei  requisiti  e  l’assenza   di   situazioni impeditive e’ accertata dal Ministero del lavoro  e  delle  politiche sociali. La decadenza dalla carica e’  dichiarata  dal  Ministro  del lavoro e delle politiche sociali entro trenta giorni dalla conoscenza del difetto sopravvenuto.

Art. 38

Requisiti di onorabilita’    1. I membri del comitato amministratore di ciascun fondo  istituito ai sensi dell’articolo 26 e del fondo di  cui  all’articolo  28,  non possono, a pena di ineleggibilita’ o decadenza, trovarsi in una delle seguenti condizioni:     a) condizioni previste dall’articolo 2382 del codice civile;     b) assoggettamento a misure di prevenzione disposte ai sensi  del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, salvi gli effetti della riabilitazione;     c) condanna con sentenza definitiva a pena detentiva per uno  dei reati previsti nel Titolo XI del Libro V del codice civile, salvi gli effetti della riabilitazione;     d) condanna con sentenza definitiva alla reclusione per un  tempo non  inferiore  a  un  anno  per  un  delitto  contro   la   pubblica amministrazione, contro  la  fede  pubblica,  contro  il  patrimonio,contro l’ordine pubblico, contro l’economia pubblica  ovvero  per  un delitto in materia tributaria, di  lavoro  e  previdenza,  salvi  gli effetti della riabilitazione;     e) condanna con sentenza definitiva alla reclusione per un  tempo non inferiore a due anni per un qualunque delitto non colposo,  salvi gli effetti della riabilitazione.   2. Costituiscono causa di sospensione dalle funzioni esercitate dai membri del comitato amministratore del fondo le seguenti situazioni:     a) condanna con sentenza non definitiva per uno dei reati di  cui al comma 1;     b)  applicazione  provvisoria  di  una  delle   misure   previste dall’articolo 67, comma 3, del decreto legislativo n. 159 del 2011;     c) applicazione di una misura cautelare di tipo personale.   3. L’assenza di situazioni impeditive e’  accertata  dal  Ministero del lavoro e delle politiche sociali. La decadenza dalla carica o  la sospensione dalle funzioni e’ dichiarata dal Ministro  del  lavoro  e delle politiche sociali entro trenta  giorni  dalla  nomina  o  dalla conoscenza del difetto sopravvenuto.

Art. 39

Disposizioni generali    1. Ai fondi di solidarieta’ di cui agli articoli 26,  27  e  28  si applica l’articolo 2, commi 1 e 4. Ai fondi di cui agli articoli 26 e28 si applicano anche gli articoli 4, comma 1, 7, commi da 1 a  4,  e8. A decorrere dal 1° gennaio 2016, al fondo di cui  all’articolo  28si applica inoltre l’articolo 1, commi 2 e 3.

Art. 40

Fondo territoriale intersettoriale delle Province autonome di  Trento             e di Bolzano e altri fondi di solidarieta’    1. Ai sensi dell’articolo 2, comma 124,  della  legge  23  dicembre2009, n. 191, e del decreto legislativo  5  marzo  2013,  n.  28,  le Province  autonome  di  Trento  e  di   Bolzano   possono   sostenere l’istituzione   di   un   fondo    di    solidarieta’    territoriale intersettoriale  cui,  salvo  diverse  disposizioni,  si  applica  la disciplina prevista per i fondi di  solidarieta’  bilaterali  di  cui all’articolo 26. Al predetto fondo si applica la  disciplina  di  cui all’articolo 35.   2. Il decreto istitutivo del fondo di cui al comma  1  e’  adottato d’intesa con i Presidenti delle Province  autonome  di  Trento  e  di Bolzano ed e’ trasmesso al Ministero del  lavoro  e  delle  politiche sociali e al Ministero dell’economia e  delle  finanze.  Ai  medesimi Ministeri sono trasmessi i bilanci di previsione e di consuntivo  del fondo.   3. A decorrere dalla data di istituzione del fondo di cui al  comma1, sono soggetti alla sua disciplina i datori di lavoro  appartenenti a settori, tipologie e classi dimensionali non rientranti nell’ambito di applicazione del Titolo I del presente decreto e che  non  abbiano costituito fondi di solidarieta’ bilaterali di cui all’articolo 26  o a fondi di solidarieta’ bilaterali alternativi  di  cui  all’articolo27, che occupano almeno il 75 per  cento  dei  propri  dipendenti  in unita’ produttive ubicate nel territorio delle province di  Trento  e di Bolzano.   4. Hanno facolta’ di aderire al fondo di cui al comma 1 i datori di lavoro gia’ aderenti  a  fondi  di  solidarieta’  bilaterali  di  cui all’articolo 26 o a fondi di solidarieta’ bilaterali  alternativi  di cui all’articolo 27, che occupano almeno il 75 per cento  dei  propri dipendenti in unita’ produttive ubicate nel territorio delle province di Trento e Bolzano.   5. I datori di lavoro di cui al comma  3  gia’  aderenti  al  fondo residuale di cui all’articolo 28 o al fondo di integrazione salariale di cui all’articolo 29, e  i  datori  di  lavoro  che  esercitano  la facolta’ di cui al comma 4, non sono piu’  soggetti  alla  disciplina del fondo di provenienza a decorrere, rispettivamente, dalla data  di istituzione del fondo di cui al comma 1 o dalla data  di  adesione  a tale fondo, ferma restando la gestione a stralcio  delle  prestazioni gia’ deliberate. I contributi eventualmente gia’ versati o dovuti  al fondo  di  provenienza  restano  acquisiti  a  questo.  Il   comitato amministratore del fondo  di  provenienza,  sulla  base  delle  stime effettuate dall’INPS, puo’ proporre al Ministero del lavoro  e  delle politiche sociali e al Ministero dell’economia  e  delle  finanze  il mantenimento, in capo ai datori di lavoro di cui  al  primo  periodo,dell’obbligo di corrispondere la quota di contribuzione necessaria al finanziamento delle prestazioni gia’ deliberate, determinata ai sensi dei commi 4 e 5 dell’articolo 35.   6. Le disposizioni di cui al  comma  5  si  applicano  altresi’  ai datori di lavoro aderenti al fondo di cui al comma 1 che aderiscono a fondi di solidarieta’ bilaterali di cui  all’articolo  26  costituiti successivamente.   7. Il fondo di cui al comma 1 prevede un’aliquota di  finanziamento almeno pari a quella stabilita per il fondo di integrazione salariale di cui all’articolo 29, in relazione ai datori di lavoro che occupano mediamente fino a quindici dipendenti.   8. Il comitato amministratore del  fondo  di  cui  al  comma  1  e’integrato  da  due  rappresentanti,  con  qualifica   di   dirigente,rispettivamente della Provincia autonoma di Trento e della  Provincia autonoma di  Bolzano,  in  possesso  dei  requisiti  di  onorabilita’previsti dall’articolo 38. Ai rappresentanti del Ministero del lavoro e delle politiche sociali  e  del  Ministero  dell’economia  e  delle finanze e’ riconosciuto a valere sulle disponibilita’  del  fondo  il rimborso  delle  spese  di  missione  nella  misura  prevista   dalla normativa vigente per i dirigenti  dello  Stato.  Nel  caso  previsto dall’articolo 35, comma 5, il decreto direttoriale dei Ministeri  del lavoro e delle politiche sociali e dell’economia e delle  finanze  e’adottato d’intesa con i responsabili dei dipartimenti  competenti  in materia di lavoro delle Province autonome di Trento e di Bolzano.   9.  La  disciplina  del  fondo  di  cui  all’articolo   1-ter   del decreto-legge 5 ottobre 2004, n. 249, convertito, con  modificazioni,dalla legge 3 dicembre 2004, n. 291, e’ adeguata alle norme  previste dal presente decreto con decreto del  Ministro  del  lavoro  e  delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e  delle finanze,  sulla  base  di  accordi  e  contratti  collettivi,   anche intersettoriali, stipulati dalle organizzazioni comparativamente piu’ rappresentative a livello nazionale nel settore del trasporto aereo e del sistema aeroportuale.

Art. 41

Contratti di solidarieta’ espansiva    1. Nel caso in  cui,  al  fine  di  incrementare  gli  organici,  i contratti collettivi aziendali stipulati ai  sensi  dell’articolo  51del decreto legislativo n. 81 del 2015, prevedano, programmandone  le modalita’ di attuazione, una riduzione stabile dell’orario di lavoro,con riduzione della retribuzione, e la contestuale assunzione a tempo indeterminato di nuovo personale, ai datori di  lavoro  e’  concesso,per  ogni  lavoratore  assunto  sulla  base  dei  predetti  contratti collettivi e per ogni mensilita’ di  retribuzione,  un  contributo  a carico della Gestione degli interventi assistenziali  e  di  sostegno alle  gestioni  previdenziali  istituita  presso   l’INPS,   di   cui all’articolo 37 della legge n. 88 del 1989, pari, per i primi  dodici mesi, al 15 per cento della retribuzione lorda prevista dal contratto collettivo applicabile. Per  ciascuno  dei  due  anni  successivi  il predetto contributo e’ ridotto, rispettivamente, al 10  e  al  5  percento.   2. In sostituzione  del  contributo  di  cui  al  comma  1,  per  i lavoratori di eta’ compresa tra i 15 e i 29 anni assunti in forza dei contratti collettivi di cui al comma  1,  per  i  primi  tre  anni  e comunque non oltre il compimento del ventinovesimo anno di  eta’  del lavoratore assunto, la quota di contribuzione a carico del datore  di lavoro e’ dovuta in misura corrispondente a quella prevista  per  gli apprendisti, ferma restando la contribuzione a carico del  lavoratore nella misura prevista per la generalita’ dei lavoratori.   3. Non beneficiano delle agevolazioni di cui  ai  commi  1  e  2  i datori di lavoro che, nei  dodici  mesi  antecedenti  le  assunzioni,abbiano proceduto a riduzioni di personale ovvero  a  sospensioni  di lavoro in regime di cassa integrazione guadagni straordinaria.   4. Le  assunzioni  operate  dal  datore  di  lavoro  in  forza  dei contratti collettivi di cui al comma 1 non devono  determinare  nelle unita’  produttive  interessate  dalla  riduzione   dell’orario   una riduzione della percentuale della  manodopera  femminile  rispetto  a quella maschile, ovvero di  quest’ultima  quando  risulti  inferiore,salvo che cio’ sia espressamente previsto dai contratti collettivi in ragione della carenza di manodopera femminile,  ovvero  maschile,  in possesso delle qualifiche con riferimento alle quali  e’  programmata l’assunzione.   5. Ai lavoratori delle imprese nelle quali siano stati stipulati  i contratti collettivi  di  cui  al  comma  1,  che  abbiano  una  eta’inferiore a quella prevista per la pensione di vecchiaia di non  piu’di ventiquattro  mesi  e  abbiano  maturato  i  requisiti  minimi  di contribuzione per la pensione di vecchiaia, spetta, a domanda  e  con decorrenza dal mese  successivo  a  quello  della  presentazione,  il suddetto trattamento  di  pensione  nel  caso  in  cui  essi  abbiano accettato di  svolgere  una  prestazione  di  lavoro  di  durata  non superiore alla meta’ dell’orario  di  lavoro  praticato  prima  della riduzione convenuta nel contratto collettivo. Il trattamento spetta a condizione che la trasformazione del rapporto avvenga entro  un  anno dalla data di stipulazione del predetto  contratto  collettivo  e  in forza di clausole che  prevedano,  in  corrispondenza  alla  maggiore riduzione  di  orario,  un  ulteriore  incremento   dell’occupazione. Limitatamente al predetto periodo di anticipazione il trattamento  di pensione e’ cumulabile con la retribuzione nel limite  massimo  della somma corrispondente al  trattamento  retributivo  perso  al  momento della trasformazione del rapporto da tempo pieno a tempo parziale  ai sensi  del  presente  comma,  ferma  restando  negli  altri  casi  la disciplina vigente in materia di cumulo  di  pensioni  e  reddito  da lavoro.   6. Ai fini dell’individuazione della retribuzione da assumere quale base di calcolo per la determinazione delle quote  retributive  della pensione dei lavoratori che abbiano prestato lavoro a tempo  parziale ai sensi del comma 5, e’ neutralizzato il numero delle  settimane  di lavoro prestate a tempo parziale, ove cio’  comporti  un  trattamento pensionistico piu’ favorevole.   7.  I  contratti  collettivi  di  cui  al  comma  1  devono  essere depositati   presso   la   direzione   territoriale    del    lavoro. L’attribuzione del contributo  e’  subordinata  all’accertamento,  da parte della direzione territoriale del lavoro,  della  corrispondenza tra la riduzione concordata dell’orario di  lavoro  e  le  assunzioni effettuate. Alla direzione  territoriale  del  lavoro  e’  demandata, altresi’, la vigilanza  in  ordine  alla  corretta  applicazione  dei contratti di cui al comma 1, disponendo la sospensione del contributo nei casi di accertata violazione.   8. I lavoratori assunti a norma del presente articolo sono  esclusi dal computo  dei  limiti  numerici  previsti  da  leggi  e  contratti collettivi ai soli fini dell’applicazione di  norme  e  istituti  che prevedano  l’accesso  ad  agevolazioni  di  carattere  finanziario  e creditizio.

Art. 42

Disposizioni relative  a  trattamenti  straordinari  di  integrazione  salariale a seguito di accordi gia’ stipulati    1. I trattamenti straordinari di integrazione salariale conseguenti a procedure di consultazione sindacale gia’  concluse  alla  data  di entrata  in  vigore  del  presente  decreto,  mantengono  la   durata prevista, nei limiti di cui alle disposizioni di legge  vigenti  alla data delle stesse.   2. I trattamenti di cui al comma 1 riguardanti  periodi  successivi all’entrata in vigore del presente decreto si computano ai fini della durata massima di cui all’articolo 4.   3. Per gli accordi conclusi  e  sottoscritti  in  sede  governativa entro il 31 luglio 2015,  riguardanti  casi  di  rilevante  interesse strategico per l’economia nazionale che comportino notevoli  ricadute occupazionali, tali  da  condizionare  le  possibilita’  di  sviluppo economico territoriale, e il cui  piano  industriale  abbia  previsto l’utilizzo di  trattamenti  straordinari  di  integrazione  salariale oltre i limiti previsti dagli articoli 4, comma 1, e 22, commi 1, 3 e4,  su  domanda  di  una  delle  parti  firmatarie  dell’accordo,  da inoltrare entro 30 giorni dall’adozione del decreto di cui  al  comma5, ed entro il limite di spesa di 90 milioni di euro per l’anno  2017e di 100 milioni di euro per l’anno 2018,  puo’  essere  autorizzata,con decreto del Ministro del lavoro e  delle  politiche  sociali,  di concerto  con  il  Ministro  dell’economia  e   delle   finanze,   la prosecuzione dei trattamenti di integrazione salariale per la  durata e alle condizioni certificate dalla commissione di cui al comma 4.   4. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e’ istituita una commissione composta da quattro membri, rispettivamente nominati  dal Presidente del Consiglio dei ministri,  dal  Ministro  del  lavoro  e delle politiche sociali, dal Ministro dello sviluppo economico e  dal Ministro dell’economia e delle finanze.  La  commissione,  presieduta dal membro  nominato  dal  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri,certifica l’ammissibilita’ delle domande di cui al comma 3, la durata dei trattamenti di integrazione salariale previsti negli accordi,  il numero  dei  lavoratori  e  l’ammontare  delle  ore  integrabili,  in relazione al piano industriale e di riassorbimento occupazionale  dei lavoratori previsto negli accordi. Alle attivita’ e al  funzionamento della commissione si provvede con le  risorse  umane,  strumentali  e finanziarie  disponibili  a  legislazione  vigente,  senza  nuovi   o maggiori  oneri  per  la  finanza  pubblica.  Ai   componenti   della commissione  non  spetta  alcun  compenso,  indennita’,  gettone   di presenza, rimborso spese o emolumento comunque denominato.   5. Ai fini di cui al comma 3 il Fondo  sociale  per  occupazione  e formazione,  di  cui  all’articolo  18,  comma  1,  lettera  a),  del decreto-legge n. 185 del 2008, convertito, con  modificazioni,  dalla legge n. 2 del 2009, e’ incrementato di 90 milioni di euro per l’anno2017 e  di  100  milioni  di  euro  per  l’anno  2018.  Al  fine  del monitoraggio della relativa spesa i decreti di cui al  comma  3  sono trasmessi al Ministero dell’economia e delle finanze. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali,  di  concerto  con  il Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro  dell’economia  e delle finanze, da adottare entro 60 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, sono definiti  i  criteri  per  l’applicazione  dei commi 3 e 4. Agli oneri  derivanti  dal  presente  comma  pari  a  90milioni di euro per l’anno 2017 e a 100 milioni di  euro  per  l’anno2018 si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo  di  cui all’articolo 1, comma 107, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, come rifinanziato dall’articolo 42.

Art. 43

Disposizioni finanziarie    1. Il fondo di cui all’articolo 1, comma 107, della  legge  n.  190del 2014 e’ incrementato di 25,6 milioni di  euro  per  l’anno  2015,191,1 milioni di euro per l’anno 2016,  592,5  milioni  di  euro  perl’anno 2017, 713,2 milioni di euro per l’anno 2018, 845,3 milioni  di euro per l’anno 2019, 868,2 milioni di euro per  l’anno  2020,  856,5milioni di euro per l’anno 2021, 852,8 milioni  di  euro  per  l’anno2022, 846,7 milioni di euro per l’anno 2023 e 840,4 milioni  di  euro annui a  decorrere  dall’anno  2024,  cui  si  provvede  mediante  le economie derivanti dalle disposizioni di cui al Titolo I del presente decreto.   2. I benefici di  cui  agli  articoli  dal  2  al  24  del  decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 80, sono riconosciuti  anche  per  gli anni successivi al 2015, in relazione ai quali continuano  a  trovare applicazione le disposizioni di  cui  all’articolo  27  del  predetto decreto  legislativo.  All’onere  derivante  dal  primo  periodo  del presente comma valutato in 123 milioni di euro per l’anno  2016,  125milioni di euro per l’anno 2017, 128 milioni di euro per l’anno 2018,130 milioni di euro per l’anno 2019, 133 milioni di euro  per  l’anno2020, 136 milioni di euro per l’anno 2021, 138 milioni  di  euro  per l’anno 2022, 141 milioni di euro per l’anno 2023, 144 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2024 si provvede mediante  corrispondente riduzione del fondo di cui all’articolo 1, comma 107, della legge  n.190 del 2014 come rifinanziato dal presente articolo.   3. L’ultimo periodo dell’articolo 5 del decreto legislativo 4 marzo2015, n. 22, e’ soppresso. All’onere derivante dal primo periodo  del presente comma valutato in 270,1 milioni di  euro  per  l’anno  2018,567,2 milioni di euro per l’anno 2019,  570,8  milioni  di  euro  per l’anno 2020, 576,6 milioni di euro per l’anno 2021, 582,4 milioni  di euro per l’anno 2022, 588,2 milioni di euro per  l’anno  2023,  594,2milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2024 si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all’articolo 1, comma  107,della legge n. 190 del 2014 come rifinanziato dal presente  articolo. Ai sensi dell’articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n.196, il Ministero dell’economia e delle finanze e  il  Ministero  del lavoro e delle  politiche  sociali,  anche  avvalendosi  del  sistema permanente  di  monitoraggio  e  valutazione   istituito   ai   sensi dell’articolo 1,  comma  2,  della  legge  28  giugno  2012,  n.  92,provvedono,  con  le  risorse  umane,   strumentali   e   finanziari e disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori  oneri  a carico  della  finanza  pubblica,  al  monitoraggio   degli   effetti finanziari derivanti dalla disposizione di cui al primo  periodo  del presente comma. Nel caso in cui si verifichino, o siano  in  procinto di verificarsi, scostamenti rispetto alle previsioni di spesa di  cui al  presente  comma,  il  Ministro  dell’economia  e  delle   finanze provvede, sentito il Ministro del lavoro e delle  politiche  sociali,con proprio decreto alla rideterminazione del beneficio  riconosciuto ai sensi del primo periodo del presente comma.   4.  Con  esclusivo  riferimento  agli  eventi   di   disoccupazione verificatisi  tra  il  1°  maggio  2015  e  il  31  dicembre  2015  e limitatamente ai lavoratori con qualifica di stagionali  dei  settori produttivi del turismo  e  degli  stabilimenti  termali,  qualora  la durata della NASpI, calcolata ai sensi dell’articolo  5  del  decreto legislativo n. 22 del 2015, sia inferiore  a  6  mesi,  ai  fini  del calcolo della durata non si applica il secondo periodo del comma 1 ditale   articolo,   relativamente   ad   eventuali   prestazioni    di disoccupazione ordinaria  con  requisiti  ridotti  e  Mini-ASpI  2012fruite negli ultimi quattro anni. In ogni caso, la durata della NASpI corrisposta in conseguenza dell’applicazione del  primo  periodo  non puo’ superare il limite massimo di 6 mesi.  All’onere  derivante  dai primi due periodi del presente comma valutato in 32,8 milioni di euro per l’anno 2015 e in 64,6 milioni di euro per l’anno 2016 si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di  cui  all’articolo  1,comma 107, della legge 23 dicembre 2014, n.  190,  come  rifinanziato dal presente articolo. Ai sensi dell’articolo  17,  comma  12,  della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministero  dell’economia  e  delle finanze e il Ministero del lavoro e delle  politiche  sociali,  anche avvalendosi del sistema  permanente  di  monitoraggio  e  valutazione istituito ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge  n.  92  del2012, provvedono, con le risorse  umane,  strumentali  e  finanziarie disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori  oneri  a carico  della  finanza  pubblica,  al  monitoraggio   degli   effetti finanziari derivanti dalla disposizione di cui al primo  periodo  del presente comma. Nel caso in cui si verifichino, o siano  in  procinto di verificarsi, scostamenti rispetto alle previsioni di spesa di  cui al  presente  comma,  il  Ministro  dell’economia  e  delle   finanze provvede, sentito il Ministro del lavoro e delle  politiche  sociali,con proprio decreto alla rideterminazione del beneficio  riconosciuto ai sensi del primi due periodi del presente comma.   5. Ai fini della prosecuzione  della  sperimentazione  relativa  al riconoscimento della prestazione ASDI  di  cui  all’articolo  16  del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22,  anche  con  riferimento  ai lavoratori beneficiari della prestazione NASpI che abbiano fruito  di questa per l’intera sua durata oltre la data del  31  dicembre  2015,l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 16, comma 7 del decreto legislativo n. 22 del 2015 e’ incrementata di 180 milioni di euro per l’anno 2016, di 270 milioni di euro per l’anno 2017, di  170  milioni di euro per l’anno 2018 e di 200 milioni di euro  annui  a  decorrere dall’anno 2019. Per effetto della prosecuzione della  sperimentazione relativa al riconoscimento della prestazione ASDI  di  cui  al  primo periodo del presente comma, in ogni caso nel limite delle risorse  di cui alla citata autorizzazione di spesa di cui all’articolo 16, comma7 del decreto legislativo n. 22 del 2015 come incrementata dal  primo periodo  medesimo  del  presente  comma,  fermi  restando  i  criteri disciplinati dall’articolo 16 del citato decreto  legislativo  n.  22del 2015, in ogni caso la prestazione ASDI non puo’ essere  usufruita per un periodo pari o superiore a 6 mesi nei 12  mesi  precedenti  il termine del periodo di  fruizione  della  NASpI  e  comunque  per  un periodo pari o superiore a 24  mesi  nel  quinquennio  precedente  il medesimo termine.  Con  decreto  del  Ministro  del  lavoro  e  delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e  delle finanze, sentita la Conferenza  permanente  per  i  rapporti  tra  lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di  Bolzano,  da adottare entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto,  sono  definite  le   modalita’   per   prosecuzione   della sperimentazione relativa al riconoscimento della prestazione ASDI  di cui al presente comma. All’onere  derivante  dal  primo  periodo  del presente comma pari a 180  milioni  di  euro  per  l’anno  2016,  270milioni di euro per l’anno 2017, 170 milioni di euro per l’anno  2018e a 200 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2019 si  provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di  cui  all’articolo  1,comma 107, della legge n. 190 del 2014 come rifinanziato dal presente articolo.   6. In via aggiuntiva a quanto stabilito dall’articolo 17,  comma  1del decreto legislativo n. 22 del 2015, il  fondo  per  le  politiche attive del lavoro, istituito dall’articolo 1, comma 215, della  legge27 dicembre 2013, n. 147, e’ incrementato di 32 milioni di  euro  per l’anno 2016, di 82 milioni di euro  annui  per  ciascuno  degli  anni2017-2019, di 72 milioni di euro per l’anno 2020, di  52  milioni  di euro per l’anno 2021, di 40 milioni di euro per l’anno  2022,  di  25milioni di euro per l’anno 2023 e di  10  milioni  di  euro  annui  a decorrere  dal  2024.  All’onere  derivante  dal  primo  periodo  del presente comma pari a 32 milioni  di  euro  per  l’anno  2016,  a  82milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2017-2019, a 72 milioni di euro per l’anno 2020, a 52 milioni di euro per l’anno 2021,  a  40milioni di euro per l’anno 2022, a 25 milioni di euro per l’anno 2023e a 10 milioni di  euro  annui  a  decorrere  dal  2024  si  provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di  cui  all’articolo  1,comma 107, della  legge  n.  190  del  2014,  come  rifinanziato  dal presente articolo.   7. Il Ministro dell’economia e  delle  finanze  e’  autorizzato  ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 44

Disposizioni finali e transitorie    1. Quando non diversamente indicato,  le  disposizioni  di  cui  al presente  decreto  si  applicano  ai  trattamenti   di   integrazione salariale richiesti a decorrere dalla data di entrata in vigore.   2. Ai fini del  calcolo  della  durata  massima  complessiva  delle integrazioni salariali  di  cui  all’articolo  4,  commi  1  e  2,  i trattamenti richiesti prima della  data  di  entrata  in  vigore  del presente  decreto  si  computano  per  la  sola  parte  del   periodo autorizzato successiva a tale data.   3. La disposizione di cui all’articolo 22, comma 4, non si  applica nei primi 24 mesi dall’entrata in vigore del presente decreto.   4. Le disposizioni di cui all’articolo 25, comma 2, si applicano ai trattamenti  straordinari di  integrazione  salariale   richiesti   a decorrere dal 1° novembre 2015.   5. In via transitoria, allo scopo di consentire l’erogazione  delle prestazioni per i primi anni di operativita’ del fondo, il limite  di cui all’articolo 29, comma 4, secondo periodo, calcolato in relazione all’ammontare dei contributi ordinari dovuti dalla  singola  azienda,tenuto conto delle prestazioni gia’ deliberate a qualunque  titolo  a favore dell’azienda medesima, e’ modificato nel modo seguente: nessun limite  per  le  prestazioni  erogate  nell’anno  2016,  dieci  volte nell’anno 2017, otto volte  nell’anno  2018,  sette  volte  nell’anno2019, sei volte nell’anno 2020, cinque volte nell’anno 2021. In  ogni caso, le prestazioni possono essere erogate soltanto nei limiti delle risorse finanziarie acquisite al fondo.   6. Per l’anno 2015 le regioni e province autonome possono  disporre la  concessione  dei  trattamenti  di  integrazione  salariale  e  di mobilita’, anche in deroga ai criteri di cui agli articoli 2 e 3  del decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali  1°  agosto2014, n. 83473, in misura non superiore al 5 per cento delle  risorse ad esse attribuite, ovvero  in  eccedenza  a  tale  quota  disponendo l’integrale copertura degli oneri connessi  a  carico  delle  finanze regionali ovvero delle risorse assegnate alla regione dell’ambito  di piani o programmi coerenti con la specifica  destinazione,  ai  sensi dell’articolo 1, comma 253, della legge 24 dicembre 2012, n. 228. Gli effetti dei suddetti trattamenti non possono prodursi oltre  la  data del 31 dicembre 2015.   7.  Il  Fondo  sociale  per  occupazione  e   formazione   di   cui all’articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge  n.  185  del2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 2  del  2009,  e’incrementato di euro 5.286.187 per l’anno 2015 e  di  euro  5.510.658per l’anno 2016, ai fini del finanziamento di misure per il  sostegno al reddito dei lavoratori di  cui  all’ultimo  periodo  del  presente comma. Agli oneri derivanti dal primo  periodo  del  presente  comma,pari a euro 5.286.187 per l’anno 2015 e a euro 5.510.658  per  l’anno2016,    si    provvede     mediante     corrispondente     riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma  22,  della legge n. 147 del 2013. Conseguentemente il medesimo articolo 1, comma22, della legge n.  147  del  2013  e’  soppresso.  Con  decreto  del Ministro del lavoro e delle politiche sociali,  di  concerto  con  il Ministro  dell’economia  e  delle  finanze,  viene  disciplinata   la concessione nel limite massimo di euro 5.286.187 per l’anno 2015 e di euro 5.510.658 per  l’anno  2016  a  carico  del  Fondo  sociale  per occupazione e formazione di cui all’articolo 18, comma 1, lettera a),del decreto-legge n. 185 del  2008,  convertito,  con  modificazioni,dalla legge n. 2 del 2009, come rifinanziato dal presente  comma,  di misure per il sostegno al reddito, in deroga a quanto previsto  dalla normativa vigente, per i  lavoratori  dipendenti  dalle  imprese  del settore del call-center.   8. Il Ministro del lavoro e delle  politiche  sociali,  sentite  le parti sociali, elabora entro il 31 dicembre 2015 un  rapporto  avente ad oggetto proposte di valorizzazione della bilateralita’ nell’ambito del sostegno al reddito dei lavoratori  in  esubero  e  delle  misure finalizzate alla loro ricollocazione.   9. All’articolo 37, comma 3, lettera d),  della  legge  n.  88  del1989, dopo le parole «6 agosto  1975,  n.  427,»,  sono  aggiunte  le seguenti:  «e  al  decreto   legislativo   adottato   in   attuazione dell’articolo 1, comma 2, lettera a) della legge 10 dicembre 2014, n.183,».   10. All’articolo 37, comma 8, della legge n. 88 del 1989,  dopo  le parole «6 agosto 1975, n. 427,» sono  inserite  le  seguenti:  «e  al decreto legislativo adottato in attuazione dell’articolo 1, comma  2,lettera a) della legge 10 dicembre 2014, n. 183,».   11. Con effetto per l’anno 2015, all’articolo 3, comma 5-bis, della legge  23  luglio  1991,  n.  223,   sono   apportate   le   seguenti modificazioni:     a) al primo periodo, le parole «sottoposte a sequestro o confisca ai  sensi  della  legge  31  maggio  1965,  n.  575,   e   successive modificazioni.» sono sostituite dalle seguenti: «che, ai sensi  della legge 31 maggio 1965,  n.  575,  e  successive  modificazioni,  siano sottoposte a sequestro o confisca, o  nei  cui  confronti  sia  stata emessa dal Prefetto un’informazione antimafia  interdittiva  e  siano state adottate le misure di cui all’articolo 32 del decreto-legge  24giugno 2014, n. 90, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  11agosto 2014, n. 114.»;     b) il secondo periodo e’ sostituito dal seguente:  «A  tale  fine l’amministratore dei beni nominato ai  sensi  dell’articolo  2-sexiesdella citata  legge  n.  575  del  1965  o  i  soggetti  nominati  in sostituzione del soggetto coinvolto ai  sensi  dell’articolo  32  del decreto-legge n. 90 del 2014, esercitano le facolta’  attribuite  dal presente articolo  al  curatore,  al  liquidatore  e  al  commissario nominati in relazione alle procedure concorsuali.».   Per gli interventi di cui al  predetto  articolo  3,  comma  5-bis,della legge n. 223 del 1991, come modificato dal presente  comma,  e’ altresi’ destinato per  l’anno  2015,  in  via  aggiuntiva  a  quanto previsto dallo stesso articolo 3, comma 5-bis, un importo nel  limite massimo di 5 milioni di euro a valere sulle risorse del Fondo sociale per occupazione e  formazione,  di  cui  all’articolo  18,  comma  1,lettera a), del  decreto-legge  n.  185  del  2008,  convertito,  con modificazioni, dalla legge n. 2 del 2009.

Art. 46

Abrogazioni    1. Sono abrogate le seguenti disposizioni:     a) il decreto legislativo luogotenenziale  9  novembre  1945,  n.788;     b) il decreto legislativo del Capo  provvisorio  dello  Stato  12agosto 1947, n. 869;     c) la legge 3 febbraio 1963, n. 77;     d) gli articoli da 2 a 5 della legge 5 novembre 1968, n. 1115;     e) la legge 8 agosto 1972, n. 464;     f) gli articoli da 1 a 7 e da 9 a 17 della legge 20 maggio  1975,n. 164;     g) gli articoli 1, 2, e da 4 a 8 della legge 6  agosto  1975,  n.427;     h) la legge 13 agosto 1980, n. 427;     i) gli articoli 1 e 2 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n.  726,convertito con modificazioni dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863;     l) l’articolo 8, commi da 1 a 5, e 8 del decreto-legge  21  marzo1988, n. 86, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  20  maggio1988, n. 160;     m) gli articoli 1, 2, e da 12 a 14 della legge 23 luglio 1991, n.223;     n) l’articolo 5, commi da 1 a  4,  del  decreto-legge  20  maggio1993, n. 148, convertito con  modificazioni  dalla  legge  19  luglio1993, n. 236;     o) il decreto del Presidente della Repubblica 10 giugno 2000,  n.218;     p) l’articolo 44, comma 6 del decreto-legge 30 settembre 2003, n.269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003,  n.326;     q) i commi 1, da 4 a 19-ter, da 22 a 45,  dell’articolo  3  della legge 28 giugno 2012, n. 92.   2. A decorrere dal  1°  gennaio  2016  sono  abrogate  le  seguenti disposizioni:     a) l’articolo 8 della legge 20 maggio 1975, n. 164;     b) l’articolo 3 della legge 6 agosto 1975, n. 427;     c) il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche  sociali,di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, 7 febbraio2014, n. 79141;     d) i commi 20, 20-bis, e 21 dell’articolo 3 della legge 28 giugno2012, n. 92.   3. A decorrere dal 1° luglio 2016  e’  abrogato  l’articolo  5  del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con  modificazioni,dalla legge 19 luglio 1993, n. 236.   4. E’ abrogata ogni altra disposizione  contraria  o  incompatibile con le disposizioni del presente decreto.   5. Laddove disposizioni di  legge  o  regolamentari  dispongano  un rinvio all’articolo unico, secondo comma,  della  legge  n.  427  del1980, oppure all’articolo 3, commi da 4 a 45, della legge n.  92  del2012, ovvero ad altre disposizioni abrogate  dal  presente  articolo,tali rinvii si  intendono  riferiti  alle  corrispondenti  norme  del presente decreto.

Art. 47                            Entrata in vigore    1. Il presente decreto entra  in  vigore  il  giorno  successivo  a quello  della  sua  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale   della Repubblica italiana.   Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addi’ 14 settembre 2015                               MATTARELLA                                   Renzi, Presidente del  Consiglio  dei                                ministri                                  Poletti, Ministro del lavoro e  delle                                politiche sociali                                  Padoan,  Ministro   dell’economia   e                                delle finanze  Visto, il Guardasigilli: Orlando

DL 148 del 14 settembre 2015